Calcolo

Uno dei temi di mag­gio­re rile­van­za per il Mudi­tec Adria­no Oli­vet­ti è il cal­co­lo auto­ma­ti­co. La ragio­ne va ricer­ca­ta nel fat­to che la pri­ma fab­bri­ca  fu costrui­ta al Sud del pae­se  e pre­ci­sa­men­te sul mera­vi­glio­so gol­fo di Poz­zuo­li.  Volu­ta dal gran­de epo­re­die­se pro­du­ce­va cal­co­la­tri­ci mec­ca­ni­che. Nel 1954 la Sum­ma 15 e suc­ces­si­va­men­te la Sum­ma pri­ma 20 ed anco­ra  la Quan­ta.
Mac­chi­ne com­po­ste pre­va­len­te­men­te da accia­io dol­ce e pla­sti­ca che richie­de­va­no una lavo­ra­zio­ne com­ples­sa e bra­vi col­lau­da­to­ri per poter fun­zio­na­re. Il prez­zo di ven­di­ta era qua­si da mono­po­lio, per­ché per qua­li­tà e carat­te­ri­sti­che si pote­va­no con­si­de­ra­re uni­che al mon­do.

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Oli­vet­ti sum­ma 15

Summa Prima 20

Sum­ma Pri­ma 20

Olivetti Quanta

Oli­vet­ti Quan­ta

La Genia­li­tà di Nata­le Cap­pel­la­ro

il loro pro­get­ti­sta  Cap­pel­la­ro sta­va per inven­ti­va sul­la tec­ni­ca come  Adria­no Oli­vet­ti all’umanistico.  Furo­no que­sti  due per­so­nag­gi  i veri arte­fi­ci del suc­ces­so del mar­chio e dell’azienda. Il resto fu una con­se­guen­za.

La sto­ria del cal­co­lo auto­ma­ti­co par­te da tem­pi remo­ti,  ha una svol­ta sostan­zia­le a par­ti­re dal 1930. Pri­ma di quel­la data furo­no  stu­dia­ti e rea­liz­za­ti stru­men­ti di cal­co­lo ele­men­ta­ri come il pal­lot­to­lie­re e l’abaco, e le mac­chi­ne cal­co­la­tri­ci mec­ca­ni­che , che auto­ma­tiz­za­ro­no  pro­gres­si­va­men­te le ope­ra­zio­ni arit­me­ti­che.
A par­ti­re dagli anni 40 in pie­na secon­da guer­ra mon­dia­le si pas­sa in poco tem­po dal­le mac­chi­ne da uffi­cio, poste su di un tavo­lo e in gra­do di ese­gui­re le quat­tro ope­ra­zio­ni, a veri e pro­pri “siste­mi da cal­co­lo “, appa­rec­chi che occu­pa­va­no ampie stan­ze.
Infi­ne, seguì l’era del Com­pu­ter ed anche qui la Oli­vet­ti si distin­gue­va per la ricer­ca e il rag­giun­ge­re pri­me del­le con­cor­ren­ti risul­ta­ti d’avanguardia. Seguì l’era del com­pu­ter.

Come si inse­gna ai bim­bi del­le ele­men­ta­ri le mani sono , il pri­mo stru­men­to usa­to per con­ta­re. Un  meto­do che non si limi­ta­va a con­ta­re sul­le dita, ma al con­tra­rio, si usa l’intera  mano tut­ta inte­ra. Suc­ces­si­va­men­te, si sono resi neces­sa­ri altri stru­men­ti: gli Incas, uti­liz­za­va­no i qui­pus, un pro­ce­di­men­to che si basa­va su cor­di­cel­le anno­da­te.

il pri­mo vero dispo­si­ti­vo per il cal­co­lo, è opi­nio­ne dif­fu­sa, sia costi­tui­to da anti­che tavo­let­te det­te aba­ci . in real­tà aba­co deri­va dal gre­co “abax” che vuol dire tavo­la o asse rico­per­ta di pol­ve­re.

In ori­gi­ne, l’abaco era costi­tui­to da sol­chi ver­ti­ca­li e paral­le­li inci­si nel­la pie­tra o in tavo­le di argil­la, nei qua­li era­no dispo­sti dei sas­si. Da qui il temi­ne cal­co­la­re. La colon­na di destra rap­pre­sen­ta­va le uni­tà, quel­la più a sini­stra le deci­ne, e così via, fino al milio­ne e più. Il pal­lot­to­lie­re, fun­zio­na allo stes­so modo solo che al posto  dei sas­si ci sono  pal­li­ne che scor­ro­no lun­go una bac­chet­ta.

La mac­chi­na mol­ti­pli­ca­tri­ce del­lo scoz­ze­se John Napier, nota come le “bac­chet­te di Napier”, ha rap­pre­sen­ta­to una tran­si­zio­ne tra il pal­lot­to­lie­re e le pri­me mac­chi­ne cal­co­la­tri­ci mec­ca­ni­che.

La glo­ria, però, va al fran­ce­se Blai­se Pascal che, nel 1642, inven­tò la Pasca­li­ne, una mac­chi­na cal­co­la­tri­ce per aiu­ta­re suo padre, un esat­to­re del­le tas­se, nei noio­si cal­co­li che la cari­ca gli impo­ne­va. Pri­ma di  Pascal, però, ci furo­no altre ricer­che . Una del tede­sco Wilhelm Schic­kard che mise a pun­to, nel 1623, un cal­co­la­to­re mec­ca­ni­co noto come “oro­lo­gio cal­co­la­to­re”.

Un ten­ta­ti­vo anco­ra pre­ce­den­te fu fat­to da Leo­nar­do da Vin­ci: infat­ti sono sta­te tro­va­te alcu­ne sue note su una mac­chi­na che  somi­glian­te alla pasca­li­na.

Nel 1673, Gott­fried Leib­niz costruì una mac­chi­na cal­co­la­tri­ce che fu espo­sta alla Royal Socie­ty di Lon­dra. Famo­sa il suo scrit­to in cui affer­ma­va: “non è con­ve­nien­te che uomi­ni eccel­len­ti per­da­no, come schia­vi, ore di lavo­ro per cal­co­li che potreb­be­ro esse­re affi­da­ti a chiun­que altro se si uti­liz­zas­se­ro del­le mac­chi­ne”.

Quan­do, diver­si anni fa’, vidi per la pri­ma vol­ta uno stru­men­to che, quan­do tra­spor­ta­to, auto­ma­ti­ca­men­te regi­stra il nume­ro dei pas­si fat­ti da un pedo­ne, mi ven­ne subi­to in men­te che l’aritmetica inte­ra potreb­be esse­re sog­get­ta a un tipo simi­le di mac­chi­na, così che non solo con­ta­re, ma anche som­ma­re, sot­trar­re, mol­ti­pli­ca­re e divi­de­re potreb­be esse­re ese­gui­to da una mac­chi­na oppor­tu­na­men­te costrui­ta in modo sem­pli­ce, velo­ce e con risul­ta­ti cer­ti. Quan­do io osser­vai, comun­que il solo nome di mac­chi­na cal­co­la­tri­ce imme­dia­ta­men­te chie­si noti­zie di ciò, in una let­te­ra, al mio ami­co pari­gi­no. Quan­do appre­si da lui che una tale mac­chi­na esi­ste­va, chie­si al più illu­stre Car­ca­vi, tra­mi­te let­te­ra, di dar­mi una spie­ga­zio­ne del lavo­ro che era in gra­do di com­pie­re.”

Sul model­lo del­la mac­chi­na di Leib­niz, il fran­ce­se Tho­mas de Col­mar costruì nel 1820 l’aritmometro, un appa­rec­chio final­men­te pra­ti­co, por­ta­ti­le, di faci­le uso e, soprat­tut­to, cor­ret­ta­men­te fun­zio­nan­te. Ne furo­no ven­du­ti più di 1500 esem­pla­ri in trent’anni. La mac­chi­na otten­ne una meda­glia d’oro all’esposizione di Pari­gi del 1855. (

Il pro­get­to del pri­mo cal­co­la­to­re auto­ma­ti­co fu con­ce­pi­to nel 1821 da Char­les Bab­ba­ge, spes­so chia­ma­to “il padre del com­pu­ter”.

Nel 1872, Frank Ste­phen Bald­win ela­bo­rò, negli Sta­ti Uni­ti, una spe­cie di mec­ca­ni­smo inter­no; nel 1889, il fran­ce­se Léon Bol­lée ela­bo­rò una mac­chi­na che dispo­ne­va di una tabel­la di mol­ti­pli­ca­zio­ne inter­na. Altri nomi di inven­to­ri sono ugual­men­te cele­bri: gli ame­ri­ca­ni Door E. Felt e Wil­liams S. Bur­rou­ghs con­tri­bui­ro­no a costrui­re un vasto mer­ca­to per le cal­co­la­tri­ci.

Felt adat­tò alle cal­co­la­tri­ci il prin­ci­pio del­la tastie­ra, che comin­cia­va a esse­re uti­liz­za­to nel­le mac­chi­ne per scri­ve­re. La sua, chia­ma­ta il “con­to­me­tro”, pre­sen­ta­va infat­ti dei tasti che cor­ri­spon­de­va­no a cifre, là dove, tra­di­zio­nal­men­te, c’erano sem­pre sta­te del­le ruo­te da far gira­re o dei cur­so­ri da far sci­vo­la­re in sca­na­la­tu­re.

Nel 1890 fu usa­ta la pri­ma sche­da per­fo­ra­ta per leg­ge­re le infor­ma­zio­ni.

Tre gran­di tipi di cal­co­la­to­ri sono sta­ti costrui­ti negli anni ’40, essen­zial­men­te in uni­ver­si­tà o in cen­tri di ricer­ca: quel­li nume­ri­ci elet­tro­mec­ca­ni­ci (il Model 1 di Geor­ge Sti­bi­tz, l’Harvard Mark 1 di Howard H. Aiken e la serie dei pri­mi Z di Kon­rad Zuse); quel­li nume­ri­ci elet­tro­ni­ci (l’ABC di John V. Ata­na­soff e l’ENIAC di Eckert e Mau­chly); quel­li ana­lo­gi­ci (come l’analizzatore dif­fe­ren­zia­le di Van­ne­var Bush). Di fat­to, tut­te que­ste mac­chi­ne nume­ri­che era­no asso­lu­ta­men­te simi­li, nei loro prin­cì­pi di fun­zio­na­men­to, alle cal­co­la­tri­ci mec­ca­ni­che tra­di­zio­na­li. Solo la tec­no­lo­gia di cui si ser­vi­va­no, uni­ta­men­te alla loro resa nel cal­co­lo, le distin­gue­va vera­men­te l’una dall’altra. Si era, infat­ti, pas­sa­ti dal­la tec­no­lo­gia mec­ca­ni­ca all’uso dell’elettricità e dei relè tele­fo­ni­ci. L’ultima gran­de tra­sfor­ma­zio­ne che inte­res­se­rà la costru­zio­ne di que­ste mac­chi­ne sarà l’uso dell’elettronica, con l’impiego di tubi a vuo­to. Que­sti tre tipi di cal­co­la­to­ri furo­no costrui­ti non uno dopo l’altro, come per effet­to di un pro­gres­so costan­te, ma simul­ta­nea­men­te. Biso­gne­rà aspet­ta­re fino ai pri­mi anni del decen­nio seguen­te per­ché i cal­co­la­to­ri elet­tro­ni­ci, dopo aver subi­to la muta­zio­ne che li tra­sfor­me­rà in com­pu­ter, pos­sa­no affer­ma­re la loro supe­rio­ri­tà. Di rego­la, que­ste mac­chi­ne sono sta­te costrui­te negli Sta­ti Uni­ti, ad ecce­zio­ne del­la serie di cal­co­la­to­ri pro­dot­ti dal tede­sco Zuse in pie­na guer­ra.

Ben­ché sia­no sta­ti rapi­da­men­te supe­ra­ti in segui­to, i gran­di cal­co­la­to­ri elet­tro­mec­ca­ni­ci han­no comun­que rap­pre­sen­ta­to un note­vo­le pro­gres­so. Le loro pre­sta­zio­ni nel cal­co­lo e, in par­ti­co­la­re, la velo­ci­tà nell’esecuzione del­le ope­ra­zio­ni ne fece­ro del­le mac­chi­ne moder­ne per la loro epo­ca, che supe­ra­va­no ampia­men­te i cal­co­la­to­ri da uffi­cio.

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