Dino Olivetti il dimenticato della famiglia

Dino Olivetti

Dino Oli­vet­ti

Sono poche le per­so­ne che ricor­da­no l’ultimo figlio di Camil­lo Oli­vet­ti Dino, una vita pas­sa­ta pre­va­len­te­men­te negli Sta­ti Uni­ti ed anch’egli come adria­no ha subi­to l’onta del Car­ce­re, nel­la demo­cra­ti­ciss­ma Ame­ri­ca.
«Ci veni­va a pren­de­re e ci por­ta­va al cine­ma, Bud Spen­cer e Teren­ce Hill. Noi ci diver­ti­va­mo tan­tis­si­mo, lui sede­va accan­to a noi e fuma­va, allo­ra nei cine­ma si pote­va. Io ero un bam­bi­no, quan­do morì mio non­no ave­vo 11 anni. E solo dopo sco­prii chi era sta­to Dino Oli­vet­ti. Per me, allo­ra, era mio non­no e basta. Un non­no affa­bi­le e gen­ti­le, che par­la­va con tut­ti allo stes­so modo e che mi ha inse­gna­to tan­te cose».
Mat­teo Oli­vet­ti è nipo­te di Dino. Archi­tet­to. tra gli altri inca­ri­chi quan­do tor­nò in Ita­lia e in par­ti­co­la­re ad Ivrea  Dino Oli­vet­ti fu pre­si­den­te dell’ente comu­na­le di assi­sten­za:
«Mi rac­con­ta­ro­no — dice Mat­teo Oli­vet­ti — che com­prò i let­ti rego­la­bi­li che ave­va già visto negli Sta­ti Uni­ti, dove era­no già uti­liz­za­ti. Face­va bene­fi­cen­za, mio non­no, ma lo face­va in silen­zio e con discre­zio­ne. Era timi­do e non ci tene­va affat­to ad appa­ri­re o a mostrar­si».
Dino Oli­vet­ti nasce nel luglio del 1912 nel Con­ven­to di San Ber­nar­di­no a Ivrea, ulti­mo­ge­ni­to di Camil­lo Oli­vet­ti e Lui­sa Oli­vet­ti Revel.
Dopo la lau­rea al Poli­tec­ni­co di Tori­no è chia­ma­to mili­ta­re e par­te­ci­pa alla cam­pa­gna d’Africa.
Nel viag­gio di ritor­no, sen­za pas­sa­re per Ivrea, si imbar­ca diret­ta­men­te da Napo­li per Boston dove ottie­ne un Phd dall’Massachusetts Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy in Inge­gne­ria mec­ca­ni­ca.
Nel 1940 spo­sa Rose­mond Castle e si tra­sfe­ri­sce in Bra­si­le per occu­par­si del­la fab­bri­ca Oli­vet­ti di San Pao­lo. Dall’unione con Rose­mond nasco­no Davi­de, Alfre­do, Phi­lip. Nel 1941, duran­te un viag­gio dal Bra­si­le agli Sta­ti Uni­ti, vie­ne cat­tu­ra­to dal­le for­ze allea­te e con­dot­to in un cam­po di pri­gio­nia a Tri­ni­dad. Alla fine dell’anno Dino rien­tra negli Sta­ti Uni­ti, a Kan­sas City, Mis­sou­ri, e lavo­ra alla North Ame­ri­can Avia­tion.
Alla fine del­la guer­ra rien­tra ad Ivrea dove, al fian­co del fra­tel­lo Adria­no, lavo­ra come Diret­to­re Tec­ni­co del­la Oli­vet­ti. Nei pri­mi anni Cin­quan­ta tor­na nuo­va­men­te negli Sta­ti Uni­ti e si sta­bi­li­sce a New Canaan dove avvia la Oli­vet­ti Cor­po­ra­tion of Ame­ri­ca di cui rico­pre la cari­ca di Pre­si­den­te fino al 1958, anno in cui è di nuo­vo, sta­bil­men­te, ad Ivrea

Tra il 1964 e il 1968 è Pre­si­den­te dell’Arco Spa, fab­bri­ca di com­po­nen­ti elet­tro­mec­ca­ni­ci, men­tre nel 1968 fon­da ad Apri­lia la DOSPA (Dino Oli­vet­ti SpA), azien­da lea­der per com­po­nen­ti elet­tro­ni­ci dove avven­go­no le pri­me spe­ri­men­ta­zio­ni sui cir­cui­ti ibri­di.
Muo­re, per un infar­to, nel 1976.