Mario Caglieris una vita a servizio degli ideali adrianei

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Mario Caglieris  è nato a Savigliano, Cuneo, nel 1927 era figlio  di un piemontese socialista ed idealista.  La sua fu una  infanzia difficile perché  il padre,  attivista nel sindacato dei ferrovieri, fu tra quelli che persero il posto di lavoro con l’avvento del fascismo a seguito della ristrutturazione delle ferrovie di stato ed anche come conseguenza degli scioperi politici del  1923, di cui si rese uno dei promotori.

Il fascismo  uina quella occasione  non si dimostrò benevolo  il padre di Mario Caglieris venne considerato sovversivo ed in quanto tale fu  costretto per vivere con  continue emigrazioni, perché sottoposto a  ripetuti “fermi precauzionali” da parte della polizia.

La madre, una maestra di origine toscana, era dolcissima, seppure salda e incrollabile, sostenne la famiglia unita anche nelle avversità, educando i figli all’amore.

Proprio per queste difficoltà sulle spalle di Mario cadde parte del peso della famiglia.

Frequentò  le scuole  a  Savigliano. Grazie all’ambiente favorevole ed ai suoi maestri nacque in lui una speciale predilezione per gli studi umanistici e le scienze.

Per l’ottimo profitto scolastico si mise in evidenza e fu notato dalla madre di una compagna di classe, colta ed aristocratica che  gli fornì  un bon ton ed una sicurezza comportamentale che gli riuscirono poi molto utili nella sua vita futura.

Conseguì la maturità a pieni voti e  fu   ammesso dopo aver superato il  concorso al Collegio Universitario di Torino alla  Facoltà di Lettere Antiche col risultato di un paio di trenta.

Viste le capacità de giovane il preside del liceo,  che molto lo aveva apprezzato durante il periodo scolastico, lo convocò per proporgli una lucrosa sistemazione lavorativa presso l’industria  di Lora Totino.  Un ricco magnate biellese, che aveva bisogno di un giovane colto e ben presentabile che potesse fungere da tutor a suo figlio.

Mario accettò l’incarico ben retribuito che gli consentiva anche di proseguire, il suo corso universitario. Dopo un mese, però, dichiarò al suo mecenate che la causa per cui era stato assunto era irrimediabilmente persa: non si trattava però di considerare il suo giovane discepolo come uno sprovveduto, privo di volontà e di interessi, soltanto perché le sue vocazioni non erano quelle che il padre aspirava.   L’allievo  vivace, intelligente e testardo ed energico  voleva percorrere altre vie. Quando rinunciò all’incarico Mario Caglieris  consiglio al suo datore di lavoro  di assecondare la volontà del figlio.

Il figlio di Lora Totino emigrò  in Sudafrica, per impiantarvi grandi allevamenti di ovini per produrre  la lana, materia prima dell’industria tessile, che era uno dei rami di cui si interessavano il padre. . (l’impresa ebbe successo  e che dopo Lora Totino  si trasferì in   Sudafrica).

Fu proprio il suo vecchio datore di lavoro a segnalare Mario Gaglieris ad Adriano Olivetti un  industriale lungimirante e tecnocrate accorto, era riuscito ad esportare in tutto il mondo macchine da scrivere a da calcolo  della sua azienda .

In considerazione delle sue credenziali letterarie Mario Caglieris entrò nella  redazione di Comunità. Da qui la gestione del personale e la funzione di rappresentante degli interessi della famiglia Olivetti nei CDA e nella presidenza di società consociate e di società partecipate.

La morte di Adriano Olivetti portò anche ad un cambiamento della politica e dei principi di quella che era diventata la Multinazionale Olivetti

Se con il presidente  Visentini la comprensione e la stima reciproca furono immediate e totali, ben diverso fu il rapporto con  Carlo De Benedetti nell’ultima riunione della direzione generale, cui Mario Caglieris partecipò come direttore del personale, egli presentò e diffuse fra i consiglieri un articolato documento in cui venivano esposte tutte motivazioni del disaccordo con la nuova proprietà per i suoi intendimenti ed etica assolutamente diversi rispetto alla linea della vecchia dirigenza.  Da qui le sue dimissioni.

Mario C. rimase ad Ivrea nella villetta che si era fatta costruire sui bordi di un bosco a Banchette. Diventò  presidente dell’associazione delle spille d’oro degli ex-dipendenti Olivetti.

Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre del 2010 moriva a Ivrea.