Mario Tchou e l’Olivetti Elea 9003

di Giuseppe Rao

Mario Tchou

Mario Tchou

Tra il 1955 e il 1961 fiorisce il sogno di una leadership italiana nella nascente industria elettronica. Sotto la guida di un giovane ingegnere, la società di Ivrea costruisce il primo calcolatore a transistor. Un esempio di lungimiranza, management, stile, sfortuna.

Nel 1980 ho acquistato il bel libro di Lorenzo Soria,“Informatica: un’occasione perduta. La Divisione elettronica dell’Olivetti nei primi anni del centro-sinistra”. Il volume è rimasto sulla mia scrivania per vent’anni. Nel 2000 ho iniziato a rileggerlo e mi sono reso conto che erano passati trentanove anni dalla scomparsa di Mario Tchou, il fisico-ingegnere che nel 1954 era stato incaricato da Adriano Olivetti di creare il Laboratorio di ricerche elettroniche per la progettazione di un calcolatore elettronico.
Le prime ricerche bibliografiche mi svelarono che, in tutti quegli anni, la storia dell’avventura elettronica dell’azienda di Ivrea non era stata raccontata in modo compiuto. Così è cominciata la ricerca dei protagonisti di allora. A poco a poco, abbiamo rintracciato collaboratori e familiari di Mario Tchou e abbiamo iniziato ad accarezzare l’idea di organizzare una réunion del gruppo. Il 23 novembre 2001, quarant’anni dopo il tragico incidente automobilistico che aveva spezzato la giovane vita di Mario Tchou, abbiamo promosso il convegno «Il Laboratorio di ricerche elettroniche Olivetti, Mario Tchou e l’Elea 9003. Il primo computer realizzato in Italia. La storia dimenticata di una sfida tecnologica e imprenditoriale». Poi abbiamo creato una mailing list per dare e ricevere notizie. Purtroppo anche quelle dolorose: durante il convegno di Milano avevamo ascoltato l’intervento appassionato di Pier Giorgio Perotto, l’uomo che aveva progettato il Programma 101, il primo calcolatore elettronico da tavolo realizzato al mondo. Aveva nascosto a tutti la malattia che in pochi mesi lo avrebbe vinto. Sono debitore ai familiari e ai collaboratori di Mario Tchou dell’aiuto e del sostegno che ancora oggi offrono per il completamento della ricerca.
Gli anni della formazione
Tra il 1955 e il 1961 si sviluppa un’avventura, quella del Laboratorio di ricerche elettroniche Olivetti (poi Divisione elettronica) costruita su alcuni elementi
principali: la capacità di leadership e di vision di Adriano Olivetti; le geniali intuizioni del giovane Mario Tchou e la sua capacità di guidare un piccolo gruppo di giovani neolaureati; il rapporto di amicizia tra Roberto Olivetti, figlio di Adriano e massimo fautore dell’avventura nell’elettronica, Tchou ed Ettore Sottsass. È una storia terribilmente complessa, che si snoda in un periodo storico molto complicato. A distanza di anni dall’avvio del lavoro di ricerca, mi sono convinto che non conosceremo mai tutti i fatti.
Siamo negli anni della grande guerra. Il giovane Yin Tchou lascia la Cina, diretto in Italia alla ricerca di macchinari per produrre la seta. Ma il suo destino cambia: nel 1918 inizia a lavorare presso l’ambasciata cinese in Italia. Nel 1921 è raggiunto a Roma dalla moglie Evelyn Wauang. Nel 1922 nasce Maria; il 26 giugno 1924 arriva Mario, seguito, nel 1926, da Memè.
Memè Tchou: «Mia mamma proveniva da una famiglia emancipata; era anche una suffragetta; si è adattata velocemente all’Italia. Nel 1929 abbiamo fatto un viaggio di due anni e mezzo in Cina per conoscere la famiglia. Il papà non venne».
I giovani Tchou sono integrati nella realtà romana: studiano con profitto, frequentano i corsi di musica e fanno sport. Il giardino di casa loro è frequentato da  giovani che lasceranno il segno nella vita del nostro paese. Alfredo Reichlin: «Con Mario abbiamo giocato tante volte a pallone nel cortile dell’ambasciata».

 

Nel 1942 Mario Tchou consegue la maturità classica presso il Liceo ginnasio Torquato Tasso. Il 3 ottobre dello stesso anno ottiene il libretto di iscrizione – matricola n. 12030 – al corso di ingegneria presso la Regia Università degli Studi di Roma. Il giovane Tchou supera i primi tre anni di Ingegneria industriale (sezione Elettrotecnica) con ottimi risultati. Il padre insiste affinché continui gli studi negli Stati Uniti e nel 1945, dopo aver vinto una borsa di studio, parte per Washington.
Un curriculum vitae redatto dallo stesso Tchou all’età di 30 anni ci permette di ricostruire con esattezza il suo percorso scientifico e professionale. Nel 1947 consegue il Bachelor of Electrical Engineering alla Catholic University of America. Nello stesso anno si trasferisce a New York, dove inizia a insegnare al Manhattan College, frequentato da molti italoamericani. Nel 1949 ottiene il Master of Science al Polytechnic Institute of Brooklyn con una tesi sperimentale intitolata «Ultrasonic Diffraction». A partire dal 1950 diventa consulente per il settore «television equipment ed electronic components» dello studio legale Ostrolenk Faber, specializzato nel settore del copyright. Nel 1949 si sposa a New York.