Olivetti Marcianise anno zero

Centro interaziendale Avviamento Professionale Industrie

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 Dai ricordi di un ex-dirigente della Olivetti (che fu, come egli preferisce  dire)

di Giuseppe Beltrani*

“Disertori della vanga!” così venivano apostrofati quei ragazzi intorno ai venti anni, da poco assunti come operai per lo stabilimento di Marcianise, dai loro colleghi che avevamo portato da Ivrea per addestrarli.

In realtà quei giovani volenterosi, con buone, spesso eccellenti, capacità d’apprendimento e, mediamente, con una preparazione scolastica a livello scuola media superiore, forse perché scottati da qualche breve esperienza precedente con qualche padroncino schiavista, sicuramente per non aver vissuto in un ambiente altamente industrializzato. apparivano timorosi quasi impacciati.

Non fu così la loro risposta a Marino, un loro collega più anziano ma di Napoli, che cercava di organizzare una cena di commiato per i piemontesi che, terminato il periodo d’istruzione, stavano per rientrare al nord.

“Se n’andassero a fare in culo e subito anche! “ Era la risposta più frequente.

Quando Marino mi comunicò il risultato che stava ottenendo, lo bloccai e subito pensai alla contromossa.

Ma, probabilmente, conviene partire da dove era nata l’idea della cena.

Correva l’anno 1969 e, in una riunione periodica, oggi si direbbe durante un breefing, Pietro Ríccíardi, capo del personale dello stabilimento di Marcianise, affermava: “Bisogna far capire a questi ragazzi che la nostra è un’azienda democratica. Bisogna che si rendano conto che, pur nel rispetto dei propri ruoli, la relazione tra dirigenti, capi e maestranze può. anzi è auspicabile che sia, amichevole. Solo una fiducia reciproca può facilitare i rapporti e creare un clima favorevole sia agli interessi dei singoli che a quello dell’azienda “

Era vero! Ci rendevamo tutti conto che l’inserimento contemporaneo di centinaia di persone provenienti da un tessuto sociale poco industrializzato creava un ambiente dove non si respirava l’aria liberale di cui la nostra azienda, più di molte altre, poteva a ragione vantarsi. Bisognava fare qualcosa? t-e idee furono molte e, tra tutte, la prima che ci sembrò opportuno di mettere in atto fu di organizzare una cena durante la quale i vari dirigenti, capi e capetti si sarebbero mischiati alle maestranze per parlare con affabilità e possibilmente, per scherzare con loro.

Ma come fare? A chi affidare l’incarico?

Cercai di nascondermi, ma visto che ero la recluta di questo gruppo manageriale in embrione  nessun dio mi salvò. “Vedi tu come fare e informaci del risultato” mi disse Ricciardi “Hai dieci giorni per concludere”.

Uscii da questo breefíng già con la testa in ebollizione. Sai, quando hai solo 26 anni ed una gran voglia d’affermazione, ti poni come obiettivo di portare a termine qualsiasi incarico con successo.

Di chi avvalermi del mio gruppo?

Poteva essere uno degli otto periti industriali, meglio se uno dei due che avevano quasi la mia stessa età e quindi, si fa per dire, una certa esperienza. Questa, in primis. mi sembrò l’idea vincente. Ma poi la scartai: in ogni caso erano considerati capi e capetti e, pertanto, da tenere a distanza.

Avrei potuto scegliere tra le sei impiegate che, di sicuro, rappresentavano dei bei bocconcini per quelle bocche rapaci. No! Ammesso che qualcuna avesse accettato l’incarico, le avrei reso difficile la vita.

Non mi restava che scegliere tra gli operai che facevano parte della mia area Un bel gruppo che avevamo scelto tra le maestranze di Pozzuoli. Tutti, anche per le mansioni che avrebbero dovuto svolgere, avevano simpatia ed ascendenza. Si, era necessario un h11o

de puta, che avesse saputo trascinare le maestranze. Erano quasi tutti così ma, a mio avviso e con tutto il rispetto per sua madre, il più figlio di puttana era Marino.

E fu perciò che quando Marino ritornò KO, dopo il primo round, rimasi sconcertato. Poi riflettendo ci venne l’idea vincente : e se a questa loro reazione ribattiamo che, nonostante le angherie subite, proprio a dimostrazione della nostra superiorità, da uomini del sud gli offriamo una cena per ringraziarli di averci insegnato il mestiere ?

Marino si ricaricò e ripartì fiducioso e combattivo. Dopo qualche ora aveva già raccolto quasi duecento adesioni. Dovetti bloccare la sottoscrizione. Dove avrei trovato un ristorante così capiente?

E fu così che dopo alcuni giorni riempimmo “La bomboniera” un ristorante sulla statale che congiunge Caserta a Santa Paria C.V.

Anche lì i nostri ragazzi dettero una lezione di comportamento ai compagni del nord, più anziani e più civilizzati.

Ma questo lo racconteremo un’ altra volta.