Un piano per l’Industrializzazione del Mezzogiorno

L’industrializzazione del Mezzogiorno potrà essere intensificata, e raggiungere lo sviluppo indispensabile al problema italiano n. I — il pieno impiego della mano d’opera — sia avviato a soluzione, solo se il mezzogiorno stesso verrà a far parte di un piano organico nazionale.

Ricordo di Adriano Olivetti a 55 anni dalla scomparsa

Geno Pampaloni, con l’avvento di De Benedetti nella Olivetti, in un articolo apparso su Il Giornale del 31 maggio 1978 dal titolo “La saga degli Olivetti” scriveva: “è il fallimento di un tentativo orgoglioso di porsi come modello alternativo nel mondo industriale (il modello di una società fondata non soltanto sull’etica del profitto), gli Olivetti rimangono un esempio (da rimpiangere) da un lato della indipendenza dal sottogoverno, dallo statalismo parassitario, dalla sottomissione pavida e furbesca alla classe politica (i mali che stanno uccidendo la nostra economia e la nostra libertà); dall’altro lato di una visione lungimirante, non difensiva, del ruolo dell’industria nella società”.

Divisumma 24 montaggio fase 22

La sigla MC-24 indica una serie di macchine da calcolo elettriche, automatiche, con stampa integrata e registro di memoria dinamica, prodotte dall’azienda italiana Olivetti, a partire dal 1956. La meccanica fu progettata da Natale Capellaro, mentre la carrozzeria si deve a Marcello Nizzoli. Il modello più famoso e venduto (ne furono prodotte oltre un milione di unità ), la Divisumma 24, oltre che una rivoluzione nel settore dei calcolatori automatici è diventato anche un’icona del design industriale italiano[1], fa parte della collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano[2], oltre che essere conservata in molti musei dedicati al design e alla scienza e tecnica e alle macchine da scrivere. La Divisumma 24 fa anche parte della collezione permanente del MoMA di New York

Taylorismo ed il pensiero di Adriano Olivetti

.”Noi abbiamo consapevolezza di un comune destino tra l’organismo produttivo, la fabbrica, e gli uomini che gravitano attorno ad essa e delle conseguenze che se ne debbono trarre per conservare e potenziare i valori fondamentali della persona umana e quell’insieme di conquiste spirituali, culturali e sociali, cui diamo il nome di sviluppo civile”.

Dino Olivetti il dimenticato della famiglia

Sono poche le persone che ricordano l’ultimo figlio di Camillo Olivetti Dino, una vita passata prevalentemente negli Stati Uniti ed anch’egli come adriano ha subito l’onta del Carcere, nella democraticissma America. «Ci veniva a prendere e ci portava al cinema, Bud Spencer e Terence Hill. Noi ci divertivamo tantissimo, lui sedeva accanto a noi e…

Una democrazia a misura d’Uomo

Vorrei iniziare a raccontare questa piccola avventura partendo da una
domanda che mi è stata posta più volte da amici e conoscenti, alquanto
incuriositi dal tema della mia tesi: «Perché hai scelto questo
argomento? Perché proprio Adriano Olivetti?»

Adriano Olivetti  dal primo dopoguerra al  regime Fascista

Tuttavia i rapporti con il fascismo migliorarono negli anni trenta, quando Adriano conobbe e frequentò gli architetti Luigi Figini e Gino Pollini, i quali erano la punta più avanzata di quel razionalismo in architettura che in un primo periodo venne sostenuto anche da Mussolini.
L’influenza dei due professionisti fu notevole tanto che divennero gli architetti della nuova Olivetti e con i quali Adriano progettò il “Piano per la provincia di Aosta”, di cui Ivrea faceva parte in quegli anni.
Successivamente chiese ed ottenne la tessera al PNF ed in seguito fu ricevuto anche da Mussolini a Palazzo Venezia, dove l’industriale presentò il suo piano al Duce.