Quell’italiano di Steve Jobs: «Mac, iPhone e iPad ispirati dallo stile Olivetti»

di Miche­le dell’Amico

da ilsole24ore

Ste­ve Jobs deve tut­to all’Italia, sono sta­ti i nostri desi­gner e il nostro amo­re per l’estetica a fare di un abi­le impren­di­to­re il genio del­la Apple. È l’affascinante tesi di Art Molel­la, pre­si­den­te del Lem­son Cen­ter for Stu­dy of Inven­tion and Inno­va­tion al Museo nazio­na­le del­la sto­ria ame­ri­ca­na di Washing­ton, che al fon­da­to­re del­la Apple – scom­par­so esat­ta­men­te un anno fa — ha dedi­ca­to l’articolo «L’anima ita­lia­na di Ste­ve Jobs».

Tut­to è ini­zia­to nel 1981. «Come ripor­ta Wal­ter Isaac­son nel­la sua bio­gra­fia – spie­ga Molel­la al sole24ore.com – la pre­sen­za di Jobs alla Inter­na­tio­nal Desi­gn Con­fe­ren­ce di Aspen fu per la sua car­rie­ra un momen­to cru­cia­le. La con­fe­ren­za era dedi­ca­ta quell’anno alla devo­zio­ne tota­le per il desi­gn ita­lia­no, e per Jobs fu l’occasione di incon­tra­re, tra le altre cele­bri­tà ita­lia­ne, il desi­gner Mario Bel­li­ni, il regi­sta Ber­nar­do Ber­to­luc­ci, Ser­gio Pinin­fa­ri­na, Susan­na Agnel­li». «Ero anda­to a vene­ra­re i desi­gner ita­lia­ni, pro­prio come il bam­bi­no che è in Brea­king Away vene­ra i moto­ci­cli­sti ita­lia­ni» dirà Jobs a pro­po­si­to di quell’incontro, aggiun­gen­do: «È sta­ta una fon­te di ispi­ra­zio­ne incre­di­bi­le». Allo stes­so incon­tro dell’Aspen Insti­tu­te, Jobs ha anche impa­ra­to ad ama­re il desi­gn del­la scuo­la Bau­haus.

«Ma è dagli ita­lia­ni che lui appre­se i prin­ci­pi del desi­gn fun­zio­na­le, che defi­nì quel­lo sti­le che sta alla base del suo spet­ta­co­la­re suc­ces­so – pro­se­gue Molel­la -. Non deve quin­di sor­pren­de­re che quan­do tor­nò alla Apple, nel 1997, cer­cò per­so­nag­gi come Gior­get­to Giu­gia­ro o Etto­re Sott­sass, famo­so per il suo lavo­ro alla Oli­vet­ti. Con­si­de­ra­to il suo amo­re per il desi­gn ita­lia­no, Jobs fu cer­ta­men­te ispi­ra­to dal­lo “sti­le Oli­vet­ti” nel­lo svi­lup­po di tut­ti i suoi pro­dot­ti di suc­ces­so: dal Mac, all’iPhone, all’iPad».

Dal­la sua mor­te sono sta­ti fat­ti paral­le­li tra Jobs e altri visio­na­ri del­la tec­no­lo­gia. Isaac­son lo ha col­le­ga­to a Tho­mas Edi­son, altri pri­ma di lui ave­va­no fat­to para­go­ni con Edwin Land. «Per me – sot­to­li­nea Molel­la – una figu­ra para­go­na­bi­le a Ste­ve Jobs è Adria­no Oli­vet­ti, uno dei desi­gner più influen­ti del 20esimo seco­lo, in Ita­lia e altro­ve, in ambi­to tec­no­lo­gi­co. Adria­no ere­di­tò l’azienda dal padre, negli anni ’30, e fu pre­si­den­te e gui­da spi­ri­tua­le dell’Olivetti, famo­sa per le sue ele­gan­ti mac­chi­ne per scri­ve­re. Un lea­der che, come Jobs, svi­lup­pò il set­to­re high-tech dei suoi tem­pi, fino a far­ne la chia­ve di un’azienda lea­der a livel­lo mon­dia­le. Negli anni ’50 lan­ciò la linea di Com­pu­ter Elea e negli anni ’80 anche un pc — l’Olivetti M20 – tut­ti carat­te­riz­za­ti da un incon­fon­di­bi­le sti­le. Fu per un cla­mo­ro­so erro­re – sug­ge­ri­to dall’iniziale scar­so inte­res­se susci­ta­to — che l’azienda scel­se di rinun­cia­re a que­sto filo­ne».

La Oli­vet­ti Pro­gram­ma 101 è sta­ta spes­so defi­ni­ta il pri­mo por­ta­ti­le del­la sto­ria. Gran­de come una sca­to­la di scar­pe, era più o meno capa­ce del­le stes­se cose dei gran­di com­pu­ter. L’azienda ne ven­det­te miglia­ia, ma l’Olivetti andò in cri­si e i tagli si con­cen­tra­ro­no in quel set­to­re. Come noto, pochi anni dopo, a rac­co­glie­re quei coc­ci ci pen­sa­ro­no la Micro­soft e la Apple, que­sta vol­ta con un’enorme for­tu­na. «Oli­vet­ti e Jobs furo­no ani­me gemel­le. Entram­bi lascia­ro­no la loro impron­ta in quell’ambito che riu­ni­sce arte, desi­gn e tec­no­lo­gia. Chiun­que abbia mai pos­se­du­to una mac­chi­na per scri­ve­re Lettera22 sa per­ché è custo­di­ta al Museo di Arte Moder­na . Non solo fun­zio­na per­fet­ta­men­te, è anche mera­vi­glio­sa da vede­re», con­ti­nua Molel­la. «Moder­ni­sta entu­sia­sta, Adria­no Oli­vet­ti con­si­de­ra­va deter­mi­nan­te l’atmosfera azien­da­le, dan­do­gli la stes­sa impor­tan­za dei pro­dot­ti rea­liz­za­ti. A capo degli archi­tet­ti più cele­bri di que­gli anni, Adria­no costruì indu­strie model­lo, nego­zi, scuo­le e case per i suoi dipen­den­ti, come anche una cit­tà model­lo: il suo lavo­ro era per lui arte».

Jobs fece suo anche que­sto aspet­to. «Dopo il suo viag­gio in Ita­lia, nel 1985, Jobs insi­ste per rico­pri­re i pavi­men­ti e l’intera super­fi­cie ester­na dei suoi Apple sto­res con la stes­sa pie­tra gri­gio-blu che ave­va visto nei mar­cia­pie­di di Firen­ze. Vol­le – sen­za bada­re all’esorbitante costo – la stes­sa pie­tra dal­la stes­sa cava, Il Caso­ne di Pie­tra­se­re­na, impe­gnan­do gli arti­gia­ni fio­ren­ti­ni per taglia­re i bloc­chi in lastre». Que­ste poi par­ti­ran­no per l’America – con un viag­gio di 11 gior­ni da Livor­no – e per altri nego­zi Apple nel mon­do.

Ispi­ra­ti dal­la loro comu­ne pas­sio­ne per la bel­lez­za nel­la tec­no­lo­gia, «sia Oli­vet­ti che Jobs col­le­zio­na­va­no geni del desi­gn per le loro azien­de. La figu­ra di Jony Ive alla Apple è la con­tro­par­te di Mar­cel­lo Niz­zo­li per l’Olivetti». Jobs ammi­ra­va quest’azienda e cono­sce­va le sue men­ti più impor­tan­ti. Come ha ricor­da­to Else­ri­no Piol, ex diri­gen­te di Oli­vet­ti, Ste­ve Jobs andò a far visi­ta alla Oli­vet­ti di Ivrea nei pri­mi anni ’90. «Era mol­to affa­sci­na­to dall’attenzione che noi ita­lia­ni dava­mo al desi­gn e all’immagine – ha rac­con­ta­to Piol -. Ricor­do che ci rima­se male quan­do gli dicem­mo che l’architetto Pel­li­ni, che all’epoca dise­gna­va i nostri model­li, si tro­va­va a Mila­no: insi­stet­te per anda­re nel capo­luo­go lom­bar­do e incon­trar­lo». Jobs ten­te­rà anche di ave­re Mario Bel­li­ni tra i suoi. L’inventore del­la Pro­gram­ma 101, il già cita­to pri­mo desk­top del mon­do, fu con­tat­ta­to per­so­nal­men­te da Ste­ve Jobs, allo­ra anco­ra poco noto. Bel­li­ni rispo­se che ave­vo un con­trat­to di con­su­len­za esclu­si­va con Oli­vet­ti e che quin­di non pote­va col­la­bo­ra­re con Apple.

Il gusto e lo sti­le ita­lia­ni diven­ne­ro pre­sto pun­ti cen­tra­li del­la stra­te­gia azien­da­le di Jobs, garan­ten­do il van­tag­gio di Apple sul­la con­cor­ren­za. «Il pri­mo esem­pio è l’iPod – sostie­ne Molel­la -. Jobs arri­vò in ritar­do a pen­sa­re di uni­re musi­ca e per­so­nal com­pu­ter. Hp e altri ave­va­no già inclu­so let­to­ri Cd nel­le loro mac­chi­ne, e il con­cet­to di musi­ca digi­ta­le era già avan­za­to, con l’avvio del mer­ca­to degli MP3. Jobs ammi­se di ave­re per­so e di dover recu­pe­ra­re ter­re­no in que­sto ambi­to: bene, con iTu­nes, iTu­nes Sto­re, e il fan­ta­sti­co suc­ces­so del mini­ma­li­smo bian­co dell’iPod, un mira­co­lo di sem­pli­ci­tà e fun­zio­na­li­tà, Jobs vin­se nono­stan­te il ritar­do».