Stenografia – Antonio Michela Zucco

Il caso di un inventore di provincia

Elia Locatelli e Antonio Michela Zucco

Macchina Stenografica del Muditec - Costruita dalla Semar di Castelfidardo per conto di Data Managment

Macchina Stenografica del Muditec – Costruita dalla Semar di Castelfidardo per conto di Data Managment

La carriera di Elia Locatelli (1802-1860) illustra bene le difficoltà in cui si trovava a operare chi avanzava proposte innovatrici e sperava di ricavarne guadagno vendendole e tutelandone con i brevetti la proprietà intellettuale. Della sua formazione è noto solo che completò un corso di studi filosofici, dopo di che si dedicò per qualche tempo alla chimica applicata. La sua carriera di inventore può essere, pur con qualche lacuna, minutamente ricostruita dalle numerose partecipazioni a concorsi, esposizioni e altri appuntamenti del sistema premiale lombardo-veneto. Ebbe la sua prima occasione all’età di ventotto anni, quando presentò nel 1830 all’Ateneo di Brescia un sirenion monocordo, strumento musicale a tastiera. Sette anni dopo, sempre ai concorsi dell’accademia bresciana, espose un telegrafo domestico che permetteva di impartire ordini a distanza alla servitù. Ma non solo: dalla documentazione risulta che portò anche un pianoforte pneumatico e un disegno per la realizzazione di un «potenografo» per la scrittura stenografica meccanica, da usarsi per scrivere stenograficamente come il pianoforte per suonare; per modo che ciascun dito della mano diventi una penna. La mano destra stampa le consonanti, la sinistra le vocali, che le une e le altre sospese a leve stampanti cadono sulla carta che cammina da destra a sinistra di mano in mano che ha ricevuto l’impronto d’una sillaba mediante la pressione dei tasti (E. Locatelli, Telegrafo domestico, «Commentari dell’Ateneo di Brescia», 1837, pp. 324-25).

L’invenzione così descritta ricorda la macchina per stenografare inventata da Antonio Michela Zucco (1815-1886), brevettata nel 1878 in Italia e l’anno dopo negli Stati Uniti, presentata all’Esposizione universale di Parigi del 1878, dove le venne assegnata la medaglia d’argento, e poi premiata con medaglia d’oro alle Esposizioni di Milano del 1881 e di Torino del 1884, infine adottata nel 1881 e tutt’ora in uso al Senato italiano.

Nel 1839, Locatelli esponeva all’Ateneo un fendente idraulico atto a prelevare l’acqua dai fiumi per l’irrigazione dei campi. Nel 1842, a Venezia, ricevette la medaglia d’argento per un forno economico per la cottura del pane e presentò il progetto di uno stabilimento chimico-meccanico per estrarre la fecola dalle patate. Quest’ultimo venne da lui effettivamente impiantato nella propria abitazione, attrezzandolo di macchine appositamente concepite e mettendo al lavoro tre operai. L’inventore si premurava di suggerire che la fecola si prestava, oltre a svariati usi alimentari, anche a usi industriali come la fabbricazione della carta e l’inamidatura dei tessuti di cotone. La preoccupazione di applicare la propria inventiva in modo da produrre attività economiche proficue sembra crescere a mano a mano nelle sue proposte e iniziative, a testimonianza della diffusione di una consapevolezza industriale negli inventori italiani.

All’esposizione bresciana del 1843, Locatelli esibì ben cinque diversi ritrovati: un forno economico migliorato per la cottura del pane; una gramola cilindrica; un ponte scorrevole; un cilindro archimedeo; un metodo di trattura economica della seta. Vale la pena, anche per esemplificare con quanta attenzione le proposte di innovazione venivano vagliate, soffermarsi su questo metodo di trattura economica della seta, che consisteva in otto fornelli scaldati a due a due da un solo fuoco, nei quali si traeva la seta a due capi, secondo il modello piemontese, meno produttivo di quello lombardo, ma in grado di migliorare la qualità del filato. Il nuovo sistema, secondo l’inventore, permetteva risparmio di combustibile e di manodopera, riducendo drasticamente il numero delle addette per otto fornelli da sedici a dieci.