Giuseppe Saragat e la Costituente, tema della mia maturità 2026

 

Una vol­ta la trac­cia non era più di quat­tro righe, e ave­va­mo tan­to da dire.
Oggi la trac­cia è un tema svol­to e le cono­scen­ze sono qua­si nulle

TIPOLOGIA B — ANALISI E PRODUZIONE DI UN TESTO ARGOMENTATIVO

PROPOSTA B1

Testo trat­to da: Por­ta­le sto­ri­co, Assem­blea Costi­tuen­te. Discor­so di inse­dia­men­to del pre­si­den­te Giu­sep­pe Sara­gat all’Assemblea Costi­tuen­te, 25 giu­gno 1946.

«Sen­za l’a­de­sio­ne di tut­to il popo­lo ai prin­ci­pi del­la demo­cra­zia poli­ti­ca, non sol­tan­to non è pos­si­bi­le alcun pro­gres­so uma­no, ma le stes­se con­qui­ste lega­te­ci da seco­li di sto­ria sono insi­dia­te e minac­cia­te di rovi­na. Voi, elet­ti dal popo­lo, riu­ni­ti in que­sta Assem­blea sovra­na, dove­te sen­ti­re l’immensa respon­sa­bi­li­tà che vi gra­va sul­le spalle.

 

Ma altri dove­ri sovra­sta­no a que­sta Assem­blea, oltre quel­lo, supre­mo, di dare una Costi­tu­zio­ne alla Repub­bli­ca ita­lia­na. Essa deve, nei limi­ti del­la sua com­pe­ten­za, sfor­zar­si di risol­ve­re i pro­ble­mi più urgen­ti del­la vita nazio­na­le, deve por­re le basi di quel­la rico­stru­zio­ne socia­le, sen­za la qua­le la demo­cra­zia poli­ti­ca sareb­be un’esile finzione.

La demo­cra­zia non è sol­tan­to un siste­ma di garan­zie giu­ri­di­che, una for­ma­le pro­cla­ma­zio­ne di dirit­ti: essa è soprat­tut­to un pro­ble­ma di rap­por­ti fra uomo e uomo, un pro­ble­ma di soli­da­rie­tà uma­na, di giu­sti­zia socia­le. Se non sapre­mo dare un con­te­nu­to socia­le alla nostra demo­cra­zia, se non sapre­mo sol­le­va­re le clas­si lavo­ra­tri­ci da quel­la pesan­te ere­di­tà di mise­rie e di dolo­ri che il pas­sa­to ci ha lascia­to, noi avre­mo fal­li­to al nostro com­pi­to storico.

Il cam­mi­no che ci sta din­nan­zi è aspro, irto di osta­co­li, ma è un cam­mi­no che sale ver­so libe­re altez­ze. Sor­reg­gia­mo­la come figli devo­ti in que­sta mar­cia in avan­ti, doci­li ai suoi cen­ni mater­ni, fede­li alla sua volon­tà sovra­na. Viva la Repub­bli­ca ita­lia­na! Viva l’Italia!»

Comprensione e Analisi

  1. Rias­su­mi il con­te­nu­to del bra­no pro­po­sto nei suoi sno­di tema­ti­ci essenziali.

  2. Indi­vi­dua qua­li sono gli “altri dove­ri” che, a giu­di­zio di Giu­sep­pe Sara­gat (1898–1988), “sovra­sta­no” l’As­sem­blea Costituente.

  3. Per qua­le moti­vo la demo­cra­zia «è soprat­tut­to un pro­ble­ma di rap­por­ti fra uomo e uomo»?

  4. A qua­li even­ti si rife­ri­sce, a tuo giu­di­zio, Sara­gat con l’e­spres­sio­ne la «pesan­te ere­di­tà di mise­rie e di dolori»?

Produzione

Sul­la base degli spun­ti di rifles­sio­ne offer­ti dal testo pro­po­sto, del­le tue let­tu­re e cono­scen­ze sul­l’ar­go­men­to, ela­bo­ra un testo coe­ren­te e coe­so sul tema del­la demo­cra­zia, anche facen­do rife­ri­men­to alle argo­men­ta­zio­ni sviluppa­te da Sara­gat nel suo discor­so

Giuseppe Saragat e la Costituente

Ecco il mio svol­gi­men­to  
Nel testo del 1946, Giu­sep­pe Sara­gat deli­nea la mis­sio­ne del­la Costi­tuen­te: “dare un vol­to alla Repub­bli­ca e un’a­ni­ma alla demo­cra­zia”. Per il futu­ro Pre­si­den­te, la demo­cra­zia non è un fetic­cio buro­cra­ti­co, ma un cor­po vivo che ha biso­gno di sostan­za eti­ca e partecipazione.


Alun­no Mane­ro de-clas­sa­to di una scuo­la qualunque
Pro­du­zio­ne (Il com­men­to argomentativo)

Con­te­sto storico
Il bra­no si col­lo­ca nel dram­ma­ti­co dopo­guer­ra. Anni dopo, nel dicem­bre del 1964, Sara­gat sali­rà al Qui­ri­na­le. La sua ele­zio­ne fu il clas­si­co capo­la­vo­ro del com­pro­mes­so all’i­ta­lia­na: lea­der di un par­ti­to minu­sco­lo (il PSDI), ven­ne scel­to dai gigan­ti DC e PCI pro­prio per­ché con­si­de­ra­to “inno­cuo” e spen­di­bi­le, a dif­fe­ren­za di un Pie­tro Nen­ni, pena­liz­za­to da qual­che sim­pa­tia gio­va­ni­le di trop­po per il pri­mo Mus­so­li­ni. Una figu­ra di garan­zia,  quan­che mese dopo  la  sua asce­sa al col­le visi­tò lo sta­bi­li­men­to Oli­vet­ti di Pozzuoli.
Ana­li­si del linguaggio
Se la lin­gua del Sara­gat del ’46 è solen­ne, auli­ca , l’am­bien­te che lo accol­se  a Poz­zuo­li nel ’64 era  pae­sa­no.  la reto­ri­ca dei “pat­ti solen­ni”, con­tro  il cini­smo pop degli ope­rai cam­pa­ni che, davan­ti ai pre­pa­ra­ti­vi del­la dire­zio­ne, si doman­da­va­no: “Ma chi sta arri­van­do? Sarà­gatt… o saràcan’?”.
La demo­cra­zia tra l’in­cen­so e l’Asprinio
I manua­li dipin­go­no la nasci­ta del­la Repub­bli­ca come una pro­ces­sio­ne di san­ti lai­ci in dop­pio­pet­to. La real­tà nel­lo sta­bi­li­men­to Oli­vet­ti di Poz­zuo­li nel 1964 rac­con­ta una sto­ria diver­sa: la demo­cra­zia ha spes­so il fia­to cor­to, e  un for­te odo­re di vino.
L’ar­ri­vo del Pre­si­den­te sca­te­nò un’o­pe­ra­zio­ne di imbel­let­ta­men­to  qua­si  alle­gra. Per gior­ni la fab­bri­ca subì una puli­zia tale che per­si­no i bul­lo­ni abban­do­na­ti negli anfrat­ti  oscu­ri dovet­te­ro supe­ra­re l’esame del­lo sfrat­to. Una puli­zia non  solo logi­sti­ca, fu anche ideo­lo­gi­ca: i lavo­ra­to­ri sospet­ta­ti di sim­pa­tie per il MSI (il Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no) ven­ne­ro let­te­ral­men­te “iso­la­ti” e depor­ta­ti in altri repar­ti lon­ta­no dal per­cor­so pre­si­den­zia­le. Sia mai che il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca anti­fa­sci­sta incro­cias­se lo sguar­do di un nostal­gi­co del Duce.
Nel­le mae­stran­ze, intan­to, regna­va il più tota­le e sano scet­ti­ci­smo ope­ra­io. Del­la Costi­tu­zio­ne non fre­ga­va nien­te a nes­su­no; (Voi, elet­ti dal popo­lo, riu­ni­ti in que­sta Assem­blea sovra­na, dove­te sen­ti­re l’immensa respon­sa­bi­li­tà che vi gra­va sul­le spal­le).i sin­da­ca­li­sti del­la CGIL, devo­ti a Lui­gi Lon­go e al PCI, guar­da­va­no Sara­gat dal­l’al­to in bas­so. Ma il vero ful­cro del­le discus­sio­ni era la leg­gen­da­ria, e per nul­la segre­ta, debo­lez­za del Pre­si­den­te per il vino nostra­no. Con quel viso cro­ni­ca­men­te un po’ così che tra­di­va una devo­zio­ne asso­lu­ta alla vigna, Sara­gat pre­ce­de­va la sua fama: per gli ope­rai non arri­va­va lo sta­ti­sta, ma un  com­pa­gno di cantina.
Anti­te­si e Con­clu­sio­ne: Alla fine, una bra­va persona
Oggi i socio­lo­gi pian­go­no la fine del­le ideo­lo­gie e la pre­sun­ta “purez­za” dei tem­pi anda­ti. Ma qua­le purez­za? Nel 1964 si par­la­va di tut­to tran­ne che dei mas­si­mi siste­mi del­la Car­ta Costi­tu­zio­na­le. Eppu­re, sot­to quel­la col­tre di cini­smo e bat­tu­te da oste­ria, la demo­cra­zia funzionava.
Per­ché la visi­ta alla Oli­vet­ti finì nel modo più glo­rio­so: un tram­bu­sto sui gior­na­li e un rin­fre­sco nel­la sala ospi­ti dove ven­ne stap­pa­to l’A­spri­nio friz­za­ti­no di Aver­sa. Lì, davan­ti a quel sapo­re, ogni inco­sti­tu­zio­na­li­tà  scomparve.
Sara­gat, accom­pa­gna­to dall’amministratore dele­ga­to Bru­no Visen­tin, Aure­lio Pec­cei e il diret­to­re del­lo sta­bi­li­men­to Dani­lo Foz­za­ti, in uno sta­to di luci­di­tà, si rive­lò per quel­lo che era: una bra­va per­so­na, un uomo di Sta­to  che il gior­no dopo ricor­da­va sul­le pagi­ne de Mat­ti­no di Napo­li  la genia­li­tà di Adria­no Oli­vet­ti, l’u­ni­co che ave­va capi­to come por­ta­re il lavo­ro vero a Poz­zuo­li e far vive­re feli­ce i tori­ne­si sen­za i ter­ro­ni.
(Essa deve, nei limi­ti del­la sua com­pe­ten­za, sfor­zar­si di risol­ve­re i pro­ble­mi più urgen­ti del­la vita nazio­na­le, deve por­re le basi di quel­la rico­stru­zio­ne socia­le, sen­za la qua­le la demo­cra­zia poli­ti­ca sareb­be un’esile finzione.)
La Costi­tu­zio­ne ita­lia­na sarà anche fer­rea e inat­tua­ta, e la scuo­la ci avrà anche pre­pa­ra­to poco e male a capir­la. Ma l’a­ned­do­to di Poz­zuo­li ci inse­gna che la demo­cra­zia soprav­vi­ve alla sua stes­sa reto­ri­ca. Soprav­vi­ve alle puli­zie di fac­cia­ta,  ai tra­slo­chi dei dis­si­den­ti e  alle iro­nie degli ope­rai. (Il cam­mi­no che ci sta din­nan­zi è aspro, irto di osta­co­li, ma è un cam­mi­no che sale ver­so libe­re altez­ze. Sor­reg­gia­mo­la come figli devo­ti in que­sta mar­cia in avan­ti, doci­li ai suoi cen­ni mater­ni, fede­li alla sua volon­tà sovra­na. Viva la Repub­bli­ca ita­lia­na! Viva l’I­ta­lia!»)

Quin­di, cari pro­fes­so­ri del­la com­mis­sio­ne, date­mi que­sta matu­ri­tà con un sor­ri­so, con­se­gno  il foglio e, come si dice­va a Poz­zuo­li dopo la secon­da bot­ti­glia di Aspri­nio: ver­sa­te da bere, e poi vedia­mo come va a finire.