Macchine da scrivere le marche estere

Augu­sta

 

Mac­chi­na por­ta­ti­le italiana

Anno di pro­du­zio­ne: 1934

Pro­dut­to­re: SOCIETA’ INDUSTRIALE MECCANICA (S.I.M.) di Mon­do­vì (Cuneo).

 

 

Mac­chi­na per scri­ve­re por­ta­ti­le con 44 tasti dispo­sti su quat­tro file.

A par­ti­re dal 1934–35 sot­to la pro­du­zio­ne S.I.M. ini­ziò la ven­di­ta del­le por­ta­ti­li con mar­chi diver­si qua­li: ARDITA, ASTORIA,AUGUSTA,BALILLA, EUROPA,GUIDONIA, IMPERIA, HISPANO AUGUSTA, LITTORIA, MAS, NOVA LEVI,SABAUDIA.

 

 

ADLER

 

Anno di pro­du­zio­ne: 1898

Nazio­ne pro­ve­nien­za: Germania

Inven­to­re: W. P. Kidder

 

Pro­dut­to­re: Adler­wer­ke vorm. Heinr. Kleyer AG

 

La socie­tà Adler (che in tede­sco signi­fi­ca “aqui­la”) ha avu­to ini­zio nel 1896, quan­do Hein­rich Kleyer GmbH, Fran­co­for­te, ha ini­zia­to la pro­du­zio­ne del­la mac­chi­na su licen­za dell’inventore Wel­ling­ton Par­ker Kidder.La fab­bri­ca pro­du­ce­va già bici­clet­te e nei pri­mi anni di pro­du­zio­ne ave­va il nome di Empi­re ma pre­sto cam­biò il nome in Adler Il pri­mo model­lo fu la n.7 Mol­ti diver­si model­li di mac­chi­na con il loro par­ti­co­la­re movi­men­to di leve a spin­ta, sia stan­dard portatili,a tre ban­che e quat­tro ban­che sono sta­te costrui­te più di mol­ti anni di pro­du­zio­ne anche con nomi diver­si .Que­sta mac­chi­na ven­ne pro­dot­ta  in base ai bre­vet­ti di  Kid­der acqui­sta­ti nel  1896  e  alle  espe­rien­ze acqui­si­te  in  Ame­ri­ca  con  la Empi­re. La Adler non fu mai ugua­le alla Empi­re cana­de­se in quan­to que­st’ul­ti­ma in Ame­ri­ca non ven­ne  mai  con­si­de­ra­ta una  mac­chi­na  di pri­ma  cate­go­ria e  la  sua dif­fu­sio­ne fu del  tut­to inin­fluen­te.  Le offi­ci­ne Adler costrui­ro­no  una mac­chi­na di miglio­re qua­li­tà e ciò li spin­se, a par­ti­re  dal 1901, a non usa­re più il nome ori­gi­na­le di Empi­re. Del­la Empi­re furo­no costrui­te 3000 pez­zi. Il Mod. 7 del­la Adler in com­mer­cio dal 1899 sen­za che abbia mai  subi­to  del­le   signi­fi­ca­ti­ve  modi­fi­che.  Gà  dal­l’i­ni­zio   veni­va con­si­de­ra­ta mac­chi­na per­fet­ta e di  lun­ga dura­ta; fu soprat­tut­to la pri­ma mac­chi­na per  scri­ve­re  tede­sca,  di una  qual­che impor­tan­za,  che  ven­ne ven­du­ta in tut­ta Euro­pa. Già fab­bri­che ingle­si e ame­ri­ca­ne ave­va­no ten­ta­to a più ripre­se di intro­dur­re in Euro­pa le loro mac­chi­ne a scrit­tu­ra visi­bi­le però tut­te  ave­va­no dei  par­ti­co­la­ri difet­ti che ne impe­di­ro­no  la dif­fu­sio­ne. I  mar­tel­let­ti di  que­sta mac­chi­na  a bar­re spin­gen­ti si muo­vo­no  sul pan­nel­lo d’ac­cia­io tem­pra­to e  fini­sco­no, gui­da­ti su  tut­ti i  lati,  su una  gui­da di posi­zio­na­men­to  così che  il carat­te­re vie­ne  a  tro­var­si  sem­pre  alla stes­sa  altez­za. Anche  se  si pre­mo­no più tasti  con­tem­po­ra­nea­men­te non  ci sarà mai lo spo­sta­men­to  di una sin­go­la let­te­ra più in alto o più in  bas­so: anche dopo anni di  uso pro­lun­ga­to la  linea­ri­tà  del­la scrit­tu­ra  e il  posi­zio­na­men­to  per­fet­to del­la let­te­ra costi­tui­sco­no  uno dei  van­tag­gi del­la Adler.  Nel 1899  la mac­chi­na ave­va 27 tasti, suces­si­va­men­te si pasò ai 30 tasti e  di con­sen­guen­za un doppio

tra­spor­ta­to­re come  nel­la Empi­re.  Il  rul­lo può esse­re  sosti­tui­to e  la mac­chi­na è dota­ta  di un appog­gio par­ti­co­la­re  per la car­ta che tie­ne  il foglio ver­ti­ca­le davan­ti  a chi scri­ve.  La leva situa­ta sul lato  destro del­la strut­tu­ra sosti­tui­sce il tasto di ritor­no: que­sta, in poche paro­le, la descri­zio­ne del Mod. 7  che si può adat­ta­re, a  gran­di linee, anche ai model­li spe­cia­li descrit­ti di seguito.

 

La Adler n.8 (1903) è  dota­to di due grup­pi di scrit­tu­ra e per­tan­to  è pos­si­bi­le impie­ga­re un dop­pio nume­ro di carat­te­ri (180). Que­sto model­lo risul­ta par­ti­co­lar­men­te ido­neo per colo­ro che scri­ve­va­no,  con  la stes­sa mac­chi­na, in tede­sco e rus­so o altra lin­gua del­l’Eu­ro­pa  orien­ta­le  e neces­si­ta­va­no  per­tan­to  di carat­te­ri  ciril­li­ci.  La mac­chi­na pote­va  venir for­ni­ta con  due diver­si  tipi di scrit­tu­ra:  cor­si­vo  e stam­pa­tel­lo. Cam­bian­do  i grup­pi  di  scrit­tu­ra  si devo­no estrar­re in  un’u­ni­ca vol­ta  i 30  mar­tel­let­ti con i  loro 90  carat­te­ri e  sosti­tui­ti  in bloc­co   con   un   altro grup­po di scrit­tu­ra. Nel­le mac­chi­ne con bloc­co di scrit­tu­ra inter­cam­bia­bi­le per  lin­gue  stra­nie­re  i tasti ven­go­no for­ni­ti  di una dop­pia scrit­ta, tede­sco e rus­so, ad  esem­pio, oppu­re  ven­go­no  alle­ga­te del­le cap­su­le,  con  i segni   del­la   lin­gua desi­de­ra­ta, da infi­la­re  sul­le  teste   dei tasti. I  Mod. 7  e  8 costrui­ti dal 1930  in poi   pote­va­no   anche esse­re del tipo silen­zio­so,  se   richie­sto dal clien­te. La dif­fe­ren­za tra il model­lo  silen­zio­so e quel­lo nor­ma­le è data  da   un serie di  accor­gi­men­ti par­ti­co­la­ri, tra  cui, un rul­lo  di  par­ti­co­la­re com­po­si­zio­ne  che rag­giun­ge tale scopo.

 

La Adler n.11  (1909) con­sen­te anche l’u­so di  due tipi di scrit­tu­ra e  per­tan­to può scri­ve­re 180 carat­te­ri.  Su ogni mar­tel­let­to di que­sto  model­lo si tro­va­no 6 segni gra­fi­ci  che dipen­do­no da un dop­pio  tra­spor­ta­to­re. Il pas­sag­gio da  una  scrit­tu­ra o  lin­gua all’al­tra  avvie­ne  imme­dia­ta­men­te median­te una levet­ta  che inal­za  o abbas­sa il  car­rel­lo. Que­sto  model­lo risul­ta par­ti­co­lar­men­te  adat­to  per  le  azien­de che ave­va­no  biso­gno  di pas­sa­re fre­quen­te­men­te da  una lin­gua  all’al­tra al con­tra­rio del Mod.  8 che richie­de una per­di­ta supe­rio­re di tem­po nel­la sosti­tu­zio­ne del grup­po di scrittura.

 

La Adler in allu­mi­nio (1909), che gra­zie al peso ridot­to, 6 lib­bre meno  del  model­lo  nor­ma­le,  risul­ta­va par­ti­co­lar­men­te  adat­ta  per viag­gi e cam­pi militari.

 

La Adler n. 15 (1911) a 46 tasti su 4 file.

 

La Adler n . 16 (1911) ave­va un  dispo­si­ti­vo sem­pli­ce di  tra­spor­to  e un grup­po di scrit­tu­ra inter­cam­bia­bi­le desti­na­to agli stes­si usi del Mod. 8  pur dif­fe­ren­zian­do­si  per tasti.

 

La Adler n . 17  (1911) simi­le al Mod. 11  però con  4  file  di   tasti.

 

 La Adler n. 19 (1912) è un model­lo spe­cia­le  adat­to per for­mu­le mate­ma­ti­che e  fisico-chimiche.

 

La Adler n . 25 (1925)  sosti­tui­sce il Mod. 15 ed ha  una rego­la­to­re per il il rul­lo, e un dispo­si­ti­vo  per  il  nastro bico­lo­re, cer­nie­ra di coman­do del­la ruo­ta.  A destra  è situa­to il dispo­si­ti­vo  del­l’in­ter­li­nea, a sini­stra  lo sbloc­ca­car­rel­lo  men­tre   il mar­gi­na­to­re davan­ti al rul­lo. A par­ti­re del  1930, come  a suo tem­po per i Mod. 7  e 8, pote­va esse­re anche del tipo a bas­sis­si­mo rumore.

 

Per i cie­chi i model­li rego­la­ri veni­va­no for­ni­ti di dispo­si­ti­vi spe­cia­li che ne sem­pli­fi­ca­va­no  ulte­rior­men­te la già otti­ma  maneg­ge­vo­lez­za.  Per  otte­ne­re lo spa­zio fra le paro­le sen­za l’u­so del­lo spa­zia­to­re  i Mod. 7, 8 e 16 pos­so­no esse­re dota­ti di un  dispo­si­ti­vo per  spa­zia­tu­ra. Per evi­den­zia­re sin­go­le let­te­re o  nume­ri con una  scrit­ta in colo­re diver­so anche  nei model­li con  dop­pio dispo­si­ti­vo di tra­spor­to pre­vi­sto  un  dispo­si­ti­vo che  per­met­te  di fis­sa­re al  car­rel­lo un nastro di misu­ra limi­ta­ta in colo­re diver­so. Ogni model­lo Adler,ad ecce­zio­ne  dei  Mod.11 e 17 pote­va esse­re for­ni­to con inco­lon­na­to­re o tabu­la­re deci­ma­le  ad  8 tasti. Il Mod. 7  può esse­re dota­to  di  car­rel­lo di lar­ghez­za pari a 30, 35, 40, 45, 50,55 e 60 cm.

 

La  Adler por­ta­ti­le  (1913) è  il  Mod.  7  rim­pic­cio­li­to  ed è sta­ta la pri­ma mac­chi­na per scri­ve­re  con  bar­re   di spin­ta. Si pos­so­no  ave­re due diver­se inter­li­nee; i mar­gi­na­to­ri  si   tro­va­no davan­ti al rul­lo. Il car­rel­lo può  esse­re  tol­to sen­za usa­re viti: è suf­fi­cien­te sfi­la­re il  cin­ghio­lo di tra­zio­ne,  spo­sta­re ver­so  sini­stra  il mar­gi­na­to­re  di  sini­stra fin­chè  la sua  estre­mi­tà libe­ra è  con­trap­po­sta alla  bar­ra den­ta­ta, fis­sa­re  il tra­spor­ta­to­re  in posi­zio­ne maiu­sco­la  e si  spin­ge il  car­rel­lo a destra  fuo­ri dal­la  sua gui­da. La mac­chi­na pesa sol­tan­to kg 5 e il suo ingom­bro e di cm 13 x 27 x 31.

 

CORONA

Anno di pro­du­zio­ne: 1912

Nazio­ne pro­ve­nien­za: U.S.A.

Inven­to­re: Otto Petermann

Pro­dut­to­re: Coro­na Typew­ri­ter Co Inc

 

La Coro­na n. 3 Stan­dard è il model­lo suc­ces­si­vo alle Stan­dard Fol­ding. E ‘sta­ta una del­le mac­chi­ne di mag­gior suc­ces­so nel­la sto­ria di mac­chi­na per scri­ve­re, con più di 600.000 uni­tà costrui­te e ven­du­te fino alla secon­da guer­ra mon­dia­le. Il pie­ghe­vo­le Coro­na 3 (il nume­ro del model­lo segue i model­li pie­ghe­vo­li stan­dard 1 e 2) è ori­gi­na­ria­men­te appar­so come una mac­chi­na con il per­no del cusci­net­to sul­le leve por­ta­ca­rat­te­ri e con i tasti shift solo sul­la sini­stra. Il dise­gno prin­ci­pa­le però, con il car­rel­lo in avan­ti pie­ghe­vo­le che ren­de pos­si­bi­le l’adattamento nel­la pro­pria vali­get­ta è rima­sto lo stes­so nel cor­so dei decen­ni. Rima­sta inva­ria­ta anche il modo in cui il nume­ro di serie di cia­scu­na mac­chi­na è sta­ta mala­men­te impres­so nel lato infe­rio­re del car­rel­lo, anche se è sta­to anche ordi­na­ta­men­te stam­pa­to sul­la par­te inter­na del pan­nel­lo posteriore.

Nel 1926 la fab­bri­ca Coro­na vie­ne inglo­ba­ta con la LC Smith Typew­ri­ter Com­pa­ny per for­ma­re la socie­tà Smith-Corona.

La socie­tà Coro­na ha pro­dot­to un cer­to nume­ro di acces­so­ri spe­cia­li per la mac­chi­na, come la por­ta eti­chet­ta e un trep­pie­de spe­cia­le che per­met­te­va la mac­chi­na di esse­re usa­ta let­te­ral­men­te sul cam­po. Il trep­pie­de ha avu­to anche una sezio­ne pie­ghe­vo­le sul lato per la copia o le note. Que­sto trep­pie­di è mol­to raro e il valo­re supe­ra quel­lo del­le mac­chi­ne attua­li di mol­te volte.

 

Continental Typewriter

 

Anno di pro­du­zio­ne: 1904

Nazio­ne pro­ve­nien­za: Germania

Inven­to­re: Julius Mohns

Pro­dut­to­re: Wan­de­rer-Wer­ke vorm. Win­klho­fer & Jaenicke

 

Il model­lo Con­ti­nen­tal stan­dard entrò in pro­du­zio­ne nel 1904 e fu la pri­ma mac­chi­na euro­pea real­men­te in gra­do di com­pe­te­re con le mac­chi­ne da scri­ve­re ame­ri­ca­ne, che domi­na­va­no il mer­ca­to euro­peo in quel momento.

L’azienda è sta­ta fon­da­ta nel 1885 da Johan Win­klho­fer (1859–1949) e Richard Jae­nic­ke. Ini­zial­men­te nasce come azien­da per la pro­du­zio­ne di bici­clet­te. Nel 1890 la socie­tà ini­zia a pro­dur­re stru­men­ti di inge­gne­ria. Nel 1904 pro­get­ta una vet­tu­ra a due posti , ma la pro­du­zio­ne ini­zia solo nel 1912. .Nel 1904 sal­ta abil­men­te sul car­ro del­la cre­scen­te popo­la­ri­tà di mac­chi­ne da scri­ve­re in Europa.e ne comin­cia la costru­zio­ne Solo 24 mac­chi­ne da scri­ve­re sono sta­te fat­te in quell’anno. L’anno suc­ces­si­vo 680 mac­chi­ne da scri­ve­re sono sta­te pro­dot­te e nel 1907 oltre 4000. Con­ti­nen­tal era una robu­sta mac­chi­na da scri­ve­re uffi­cio stan­dard. La pro­du­zio­ne sep­pur con pic­co­le modi­fi­che con­ti­nua fino al 1949. Sono sta­ti pro­dot­ti diver­si milio­ni esem­pla­ri di mac­chi­ne da scri­ve­re Con­ti­nen­tal. E ‘sta­ta una del­le mac­chi­ne da scri­ve­re più popo­la­ri in Euro­pa. E ‘anco­ra faci­le tro­va­re una mac­chi­na da scri­ve­re Con­ti­nen­tal in con­di­zio­ne di lavoro.

 

Duran­te la guer­ra, le attrez­za­tu­re per la pro­du­zio­ne dei por­ta­ti­li vie­ne tra­sfe­ri­ta in Bel­gio. Nel dopo­guer­ra vie­ne riav­via­ta la pro­du­zio­ne, ma la qua­li­tà com­ples­si­va del­le mac­chi­ne era peg­gio­ra­ta rispet­to all’eccellenza del­le mac­chi­ne pri­ma del­la guer­ra. Que­sto anche per­chè era dif­fi­ci­le l’approvvigionamento di accia­io. Le mac­chi­ne stan­dard e Silen­ta incon­tra­to un desti­no sco­no­sciu­to, in quan­to non solo le mac­chi­ne, come pro­dot­ti, ma l’ inte­ra fab­bri­ca scom­pa­re. Si han­no noti­zie appros­si­ma­ti­ve cir­ca che la pro­du­zio­ne si riav­via­ta in in URSS. Alcu­ne por­ta­ti­li di fab­bri­ca­zio­ne rus­sa del dopo­guer­ra fan­no, infat­ti, han­no alcu­ne ana­lo­gie con le Con­ti­nen­tal fat­te pri­ma del­la guer­ra, e può esse­re che il dise­gno fos­se, come al soli­to per l’URSS in quel tem­po, copia­to, e poi “cor­ret­to” e mes­so in produzione.

EMERSON

Anno di pro­du­zio­ne: 1909

Nazio­ne pro­ve­nien­za: Germania

Inven­to­re: Richard W. Uhlig

Pro­dut­to­re: Emer­son  Typew­ri­ter  Co.  (più tar­di chia­ma­ta Wood­stock) di Kittery

 

La Emer­son, che si dice sia sta­ta com­mer­cia­liz­za­ta nel 1908. La par­ti­co­la­ri­tà di que­sta mac­chi­na sta nel fat­to che i mar­tel­let­ti sono posti lateralmente.

 

Anche se un model­lo ori­gi­na­le del­la Emer­son n.1 com­pa­re solo nei dise­gni, nes­su­na pro­va del­la sua pro­du­zio­ne effet­ti­va è emer­sa fino ad ora. Le uni­che Emer­son soprav­vis­su­te sono tut­ti eti­chet­ta­te con model­lo 3. Ma ci sono alcu­ne varia­zio­ni sul tema.

 

 

Nel 1910  la Sears,Roebuck & Co. acqui­stò la pic­co­la fab­bri­ca fon­dan­do la Roe­buck Typew­ri­ter Co. ma di lì a poco ces­sò la

pro­du­zio­ne del­la mac­chi­na che ven­ne sosti­tui­ta dal­la Wood­stock. E’ una mac­chi­na a bat­tu­ta ante­rio­re con 28 tasti su  3  file,  2  trasportori,

tasto  fis­sa­ma­iu­sco­le  a  sini­stra del­la tastie­ra. I mar­tel­let­ti, ver­ti­ca­li, sono dispo­sti ad ala ai due lati del­la  super­fi­cie di  battuta.

Il  car­rel­lo. E’do­ta­ta di tasto di ritor­no. Prez­zo­di ven­di­ta era di 50 dollari.

 

La pro­du­zio­ne tota­le di Emer­son è sti­ma­ta in cir­ca 15.000 mac­chi­ne ma non mol­tis­si­me sono sopravissute.

 

INVICTA

Invic­ta (1929) Typewriter

 

Pro­dot­ta nell’anno 1929 dal­la INVICTA Soc. Ano­ni­ma nel­lo sta­bi­li­men­to di Tori­no ‑Via Col­li 82 su pro­get­to dell’ ing. Giu­sep­pe Giachero.

 

Mac­chi­na mol­to robu­sta con tela­io por­tan­te rico­per­ta da lamie­ri­ni, le fian­ca­te sono abbel­li­te da fian­ca­te con vetro sme­ri­glia­to, la par­te supe­rio­re è costi­tui­ta da due lamie­ri­ni con allog­gio bobi­ne del nastro

Mol­to bel­le le decal­co­ma­nie sul fron­ta­le e nel poste­rio­re del­la macchina

Tastie­ra QWERTY con 44 tasti cer­chia­ti a sfon­do bian­co per com­ples­si­vi 88 segni; tasto fis­sa maiu­sco­lo sul lato destro; tasto libe­ra mar­gi­ne; tasto tabulatore

 

Sul­la fac­cia­ta ante­rio­re: pul­san­te per cam­bio colo­re del nastro e pul­san­te sbloc­ca tabu­la­to­re. La matri­co­la è ripor­ta­ta su tar­ghet­ta di otto­ne sul lato destro del telaio.

 

Il Mod. 5 por­ta anche sul­la destra un dispo­si­ti­vo di bloc­co del tra­spor­to, come il tasto di ritor­no men­tre il tasto del­l’in­co­lon­na­to­re è a sini­stra. A destra sul  fron­ta­le si tro­va  il libe­ra mar­gi­ne. i cur­so­ri  del­l’in­co­lon­na­to­re e  i mar­gi­na­to­ri  sono  sopra il  pog­gia­car­ta che è dota­to  di rul­li­ni gui­da­car­ta,  il libe­ra  carr­rel­lo è a  destra. Il  nastro ha  un ritor­no auto­ma­ti­co ma può  esse­re anche manua­le. Poste­rior­men­te si  tro­va un dispo­si­ti­vo per bloc­ca­re la  mac­chi­na impe­den­do agli estra­nei di usar­la. Sono pre­vi­ste due diver­se inter­li­nee e l’al­li­nea­to­re e situa­to ai lati  del  gui­da­ca­rat­te­ri. E’ pro­dot­ta in set­te diver­si reparti:carrello, sup­por­to  del   car­rel­lo, mec­ca­ni­smo  di   coman­do, seg­men­to, ecc. Ogni pez­zo si  può  toglie­re  dal­la mac­chi­na dipendentemente.Lunghezza del car­rel­lo 90, 120,160 carat­te­ri per riga.

 

Matri­co­la 12202

 

Kappel

 

Anno di pro­du­zio­ne: 1914

Nazio­ne pro­ve­nien­za: Germania

Inven­to­re:  Otto Rös­sler, Ber­n­hard Dost

Pro­dut­to­re:  Maschi­nen­fa­brik Kap­pel AG, Chemnitz-Kappel

 

 

E’u­na mac­chi­na a bat­tu­ta ante­rio­re a 4 file sul tipo del­la  Under­wood, 44 tasti, tra­spor­ta­to­ri sui due lati, fissamaiuscole,nella fila media­na a destra c’è il tasto di ritor­no; il car­rel­lo scor­re su sfe­re e rul­li e data la sua posi­zio­ne il rul­lo si tro­va tra il gui­da car­rel­lo ante­rio­re e il poste­rio­re. Gra­zie a que­sta par­ti­co­la­re dispo­si­zio­ne il rul­lo è ben  sta­bi­le in  una strut­tu­ra di mac­chi­na aper­ta. Il car­rel­lo inter­no e tela­io del rul­lo sono sosti­tui­bi­li; rul­lo e rul­li­ni pre­mi­car­ta si tol­go­no sen­za ricor­re­re a viti. Ogni mac­chi­na pote­va esse­re dota­ta di car­rel­li di 5 lun­ghez­ze diver­se. Gra­zie alla estre­ma acces­si­bi­li­tà dei mec­ca­ni­smi e alla pos­si­bi­li­tà di sosti­tuir­li chi usa­va la mac­chi­na pote­va pro­ce­de­re sen­za pro­ble­mi ad una sua accu­ra­ta puli­zia ed ese­gui­re ripa­ra­zio­ni sen­za incon­tra­re gros­si osta­co­li. La rego­la­zio­ne del nastro avvie­ne median­te un indi­ce posto sul­la fac­cia ante­rio­re del­la mac­chi­na; la for­cel­la del nastro rima­ne costan­te­men­te nel­la sua posi­zio­ne e non copre la scrittura.

Due bat­tu­te  sono suf­fi­cien­ti  per  far scor­re­re il  nastro in  dire­zio­ne inver­sa e quin­di non si sti­rac­chia quan­do arri­va al pun­to di inversione.

Il nastro non segue il  movi­men­to del car­rel­lo nè‚ a destra nè‚ a sini­stra, nem­me­no  quan­do si usa lo spa­zia­to­re o quan­do si posi­zio­na per la scrit­tu­ra su matri­ci.  Il ritor­no auto­ma­ti­co del nastro si effet­tua per mez­zo di due leve che per­ciò è neces­sa­rio sia­no sem­pre inse­ri­te nel­le bobi­ne. Il tra­spor­to del nastro può veni­re pro­vo­ca­to spin­gen­do l’al­be­ro del­lo stes­so.  Una leva rego­la la distan­za dei  rul­li­ni pre­mi­car­ta  dal rul­lo. I carat­te­ri si inse­ri­sco­no, pri­ma del­la bat­tu­ta, nel  gui­da­ca­rat­te­ri ai  due lati del qua­le si tro­va­no gli alli­nea­to­ri. La mac­chi­na è dota­ta di tri­pli­ce  inter­li­nea e con­sen­te di scri­ve­re su linee pre­stam­pa­te. Il pul­san­te del­la fri­zio­ne  si tro­va a destra, bar­ra den­ta­ta e mar­gi­na­to­re die­tro il pog­gia­car­ta; il  libe­ra mar­gi­ne è posto nel­la fila­dei nume­ri. La  mac­chi­na può esse­re prov­vi­sta di inco­lon­na­to­re o tabu­la­to­re deci­ma­le;  suc­ces­si­va­men­te sono sta­ti inse­ri­ti dispo­si­ti­vi fer­ma car­ta ai due lati del pog­gi­car­ta. Que­sto è miglio­re, la bat­tu­ta è più leg­ge­ra, la leva del­l’in­ter­li­nea ha una for­ma più aggra­zia­ta, i tra­spor­ta­to­ri ven­go­no avvi­ci­na­ti mag­gior­men­te ai tasti, il ritor­no del car­rel­lo è qua­si silen­zio­so in quan­to i not­to­li­ni del­la ruo­ta di coman­do si sbloc­ca­no auto­ma­ti­ca­men­te quan­do pas­sa il car­rel­lo. La  leva che  fino ad  ora rego­la­va il tra­spor­to vie­ne sosti­tui­ta da un  tasto. La  mac­chi­na pre­di­spo­sta per 5 diver­se inter­li­nee ha 46 tasti.

la Kap­pel mod.1 intro­dot­ta nel 1914 mac­chi­na per cor­ri­spon­den­za, con nastro bico­lo­re, incolonnatore, 

la Kap­pel mod.2 intro­dot­ta nel 1921  il model­lo sem­pli­fi­ca­to con­ta­sto di impo­sta­zio­ne e di sblocco,

la Kap­pel mod.75 intro­dot­ta nel 1937 ha la leva del­l’in­ter­li­nea già a sini­stra, dispo­si­ti­vo  gui­da­car­ta più moder­no, rego­la­toc­co con 4 diver­se posi­zio­ni, dispo­si­ti­vo di impo­sta­zio­ne e sbloc­co del­l’in­co­lon­na­to­re inse­ri­to nel­la tastie­ra, gui­da­car­ta che si apre auto­ma­ti­ca­men­te non appe­na si estrae il  foglio e rima­ne aper­to per con­sen­ti­re l’in­se­ri­men­to di uno nuo­vo ed è chiu­so sul­le due fian­ca­te.  Ulte­rio­ri modifiche:

rul­lo sosti­tui­bi­le, allog­gia­men­to del car­rel­lo su rota­ie roton­de con  gui­de a rul­li pri­sma­ti­ci, mar­gi­na­to­ri situa­ti in un  pun­to visi­bi­le,  tabu­la­to­re deci­ma­le a 5 tasti,  coper­tu­ra anti­pol­ve­re anche in alto costi­tui­ta  da una lamie­ra pro­tet­ti­va sot­to il gui­da­car­rel­lo, pos­si­bi­li­tà di toglie­re e  intro­dur­re con estre­ma faci­li­tà il car­rel­lo  inter­no ed  ester­no.  Anche in que­sta  mac­chi­na è pos­si­bi­le inse­ri­re sul model­lo base car­rel­li più lun­ghi rispet­to allo stan­dard che era  di cm  25.  La par­te poste­rio­re del­l’al­log­gia­men­to del car­rel­lo, costi­tui­ta da un  solo pez­zo, puòà  esse­re sfi­la­ta come anche il  col­le­ga­men­to poste­rio­re del­la car­roz­ze­ria con il mec­ca­ni­smo di coman­do dopo aver sfi­la­to i tre rac­cor­di cor­ri­spon­den­ti. Anche in altri Pae­si la  mac­chi­na ven­ne ven­du­ta con il nome di Kappel.

 

M.A.P

Anno di pro­du­zio­ne: 1921

Nazio­ne pro­ve­nien­za: Francia

Inven­to­re: Hal­com Ellis

Pro­dut­to­re: Manu­fac­tu­re d’Armes de Paris

 

La mac­chi­na ven­du­ta in Fran­cia por­ta il mar­chio del­lo stem­ma del­la cit­tà di Parigi.

 

A sini­stra si tro­va il tasto con “Abbre­viz­zio­ne” che sol­le­va di uno scat­to il rul­lo per scri­ve­re le abbre­via­zio­ni di Mr. Mme, Mlle ecc.

 

Le mac­chi­ne ven­du­te in Bel­gio por­ta­no il mar­chio del­la casa madre di Herstal.

Dopo la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le (1939–1945)  la Sas­so­nia entrò nei ter­ri­to­ri di occu­pa­zio­ne sovie­ti­ca. La fab­bri­ca Kap­pel fu sman­tel­la­ta nel 1945, il resto fu espro­pria­to nel 1946 e fu chia­ma­to “VEB Maschi­nen­fa­brik Kap­pel” e affi­da­ta a impre­se di pro­prie­tà statale.

 

Oliver

Anno di pro­du­zio­ne: 1896

Nazio­ne pro­ve­nien­za: Inghilterra

Inven­to­re:  Tho­mas Oliver

Pro­dut­to­re:  Oli­ver Typew­ri­ter Co., Wood­stock ma a par­ti­re dal 1928 Croy­don, Surrey

 

Mac­chi­na a bat­tu­ta dal­l’al­to con tre file di tasti in cui i mar­tel­let­ti sono situa­ti a destra e a sini­stra del rul­lo, sopra la tastie­ra, e bat­to­no dal­l’al­to in bas­so sul­lo stes­so. Per­tan­to non si può evi­ta­re che le leve ester­ne com­pia­no un  per­cor­so più lun­go rispet­to a quel­le inter­ne. Sic­co­me i carat­te­ri si tro­va­no uno accan­to all’al­tro è mol­to faci­le pulir­li. E’a scrit­tu­ra visi­bi­le però lo scrit­to scom­pa­re rapi­da­men­te sot­to l’a­la sini­stra dei carat­te­ri. Il car­rel­lo scor­re su quat­tro cilin­dri in due rota­ie e non deve esse­re ingras­sa­to. Nel­la Oli­ver Model­lo 1 (1896), che ave­va la car­roz­ze­ria  niche­la­ta  ed  il  dispo­si­ti­vo  del­l’in­ter­li­nea  deci­sa­men­te pri­mi­ti­vo, il car­rel­lo era col­le­ga­to in modo fis­so con la  macchina.

 

Dal­la Oli­ver Model­lo 2 (1897), con car­roz­ze­ria mas­sic­cia in ghi­sa e sbloc­ca car­rel­lo sul lato sini­stro, esso pote­va esse­re sfilato.

 

La Oli­ver Model­lo 3 com­par­ve sul mer­ca­to nel 1902. Pos­se­de­va uno sbloc­ca mar­gi­ne a destra men­tre quel­lo di sini­stra ave­va subi­to, nel frat­tem­po, del­le modi­fi­che interessanti.

Dal­la Oli­ver Model­lo 4  in poi  (1904)  i model­li  pari ave­va­no  84 carat­te­ri, quel­li dispa­ri 96.  Per il  resto il Model­lo 3 era  ugua­le al n. 4. La  Oli­ver scri­ve­va più silen­zio­sa­men­te rispet­to alle  altre mac­chi­ne del­l’e­po­ca, la bat­tu­ta era leg­ge­ra e i tasti era­no in mate­ria­le bian­co. Ebbe una note­vo­le dif­fu­sio­ne anche in Euro­pa. Il nastro si tro­va in con­te­ni­to­ri chiu­si a destra e a sini­stra del­le ali dei carat­te­ri e vie­ne mos­so da ruo­te a coclea che pro­vo­ca­no la rota­zio­ne degli assi del­le bobine.

Il nastro scor­re davan­ti al pun­to  di bat­tu­ta attra­ver­so una for­cel­la che si alza al momen­to  del­la bat­tu­ta e suc­ces­si­va­men­te tor­na in posi­zio­ne di ripo­so. Una leva situa­ta a destra rispet­to allo spa­zia­to­re prov­ve­de all’in­ver­sio­ne del nastro  Una vol­ta inse­ri­ta l’in­ter­li­nea desi­de­ra­ta è suf­fi­cien­te spin­ge­re indie­tro il car­rel­lo median­te la mano­po­la ela­sti­ca situa­ta alla sini­stra del rul­lo.  Que­st’ul­ti­ma è dota­ta di un dispo­si­ti­vo a ruo­ta den­ta­ta che fa ruo­ta­re il rul­lo di un’in­ter­li­nea non appe­na il car­rel­lo va ad  urta­re con­tro il fine  cor­sa di destra. Se sospin­gen­do a capo il  car­rel­lo non è neces­sa­rio lascia­re l’in­ter­li­nea è suf­fi­cien­te ripor­ta­re indie­tro il car­rel­lo agen­do sul­la mano­po­la di destra del rullo.

Con la Oli­ver si pos­so­no otte­ne­re tre diver­se inter­li­nee ed è pos­si­bi­le scri­ve­re su righe pre­stam­pa­te con l’ap­po­si­to dispo­si­ti­vo situa­to die­tro la mano­po­la di destra del  rul­lo. Il mar­gi­na­to­re di destra ha la for­ma di un pic­co­lo tac­co che ingra­na  in tac­che situa­te sot­to il car­rel­lo, quel­lo di sini­stra sem­bra un’as­se e può esse­re estrat­ta per tut­ta  la lun­ghez­za desi­de­ra­ta die­tro la cap­su­la del­l’in­chio­stro di destra. I due mar­gi­na­to­ri sono dota­ti di una sca­la che coin­ci­de con quel­la situa­ta al di sopra del rul­lo. Un indi­ce mobi­le mostra l’e­sat­to pun­to di bat­tu­ta del carattere

suc­ces­si­vo. Gli sbloc­ca car­rel­lo sono situa­ti a  destra e a  sini­stra sot­to le  mano­po­le del rul­lo. Per sfi­la­re il car­rel­lo è suf­fi­cien­te pre­me­re con un dito del­la mano destra il tasto spa­zia­to­re men­tre con il medio del­la sini­stra si pre­me il bot­to­ne di sbloc­co e con­tem­po­ra­nea­men­te si affer­ra il rul­lo per la mano­po­la  sini­stra. Nel­le Oli­ver Model­li n.5–6  (1907) vie­ne miglio­ra­to il dispo­si­ti­vo di tra­spor­to. Il car­rel­lo vie­ne soste­nu­to da due leve oscil­lan­ti entro cui è appe­so. Pre­men­do  uno dei tra­spor­ta­to­ri il car­rel­lo vie­ne spo­sta­to all’in­die­tro del­l’al­tez­za di una let­te­ra, pre­men­do l’al­tro il car­rel­lo vie­ne spo­sta­to ana­lo­ga­men­te in avan­ti. Il car­rel­lo ritor­na in posi­zio­ne media­na gra­zie al pro­prio peso. La mac­chi­na è dota­ta ora di un riga­to­re, che ren­de più faci­le la fin­ca­tu­ra lon­gi­tu­di­na­le e ver­ti­ca­le, di tasto di ritor­no e di un inco­lon­na­to­re. Ci sono anche due tasti sbloc­ca mar­gi­ne  posti al  di sopra del­la  tastiera.

I Model­li del­la Oli­ver Model­li  n. 7–8 (1914) han­no  subi­to  note­vo­li miglio­ra­men­ti: i mar­tel­let­ti sono più robu­sti, han­no un dispo­si­ti­vo di recu­pe­ro del nastro di tra­zio­ne, miglio­ri dispo­si­ti­vi gui­da­car­ta e di fre­na­tu­ra del­l’in­co­lon­na­to­re, un più for­te coman­do a ruo­ta, bobi­ne più grandi,migliori dispo­si­ti­vi reg­gi­na­stro per l’in­ver­sio­ne del­lo stes­so. E’in­te­res­san­te anche l’e­spe­ri­men­to con­dot­to dai costrut­to­ri vol­to a misu­ra­re la for­za neces­sa­ria alla bat­tu­ta nel­la mag­gior par­te dei model­li del­la con­cor­ren­za da cui risul­tò che que­sti abbi­so­gna­va­no di una for­za pari ad  un peso di 10 once men­tre per la Oli­ver era suf­fi­cien­te una for­za pari a 6,5 once. Se si mol­ti­pli­ca il rispar­mio di 3,5 once per 50.000 bat­tu­te al gior­no si rea­liz­za un minor sfor­zo gior­na­lie­ro pari a 10.OOO libbre.

 

I Model­li del­la Oli­ver n.9 e 10 (1915) ven­ne­ro dota­ti di  tra­spor­ta­to­ri posti ai due lati del­la tastie­ra. Men­tre nei pri­mi model­li pote­va veni­re usa­ta solo la par­te cen­tra­le del nastro ora men­tre esso scor­re in un sen­so vie­ne uti­liz­za­ta la par­te alta, vice­ver­sa, in sen­so con­tra­rio,  la par­te infe­rio­re che però può esse­re uti­liz­za­ta anche men­tre si scri­ve. Le bobi­ne pos­so­no veni­re scam­bia­te per otte­ne­re un miglior uti­liz­zo del nastro. Que­sto model­lo veni­va for­ni­to, a richie­sta, del dispo­ti­vo per com­pi­la­re gli asse­gni che con­si­ste­va in una mati­ta ros­sa, posta nel dispo­si­ti­vo di riga­tu­ra, che per­met­te­va di tira­re del­le righe pri­ma e dopo i nume­ri in modo da ren­de­re impos­si­bi­le cam­bia­re l’im­por­to del­l’as­se­gno. Il colo­re inde­le­bi­le  pene­tra­va nel­la gra­na del­la car­ta per­tan­to qual­sia­si ten­ta­ti­vo di can­cel­lar­lo, con la gom­ma o con sostan­ze  chi­mi­che,  avreb­be  lascia­to trac­ce  tal­men­te evi­den­ti che qua­lun­que cas­sie­re ne avreb­be rifiu­ta­to il paga­men­to. La mac­chi­na pote­ve esse­re usa­ta anche con nastro bicolore.

 

I model­li Oli­ver n.11 e 12 (1922)  era­no dota­ti di ritor­no auto­ma­ti­co del nastro. Il car­rel­lo era un po’ più lar­go, era sta­ta miglio­ra­ta la  ruo­ta di coman­do ed aggiun­to un dispo­si­ti­vo per la  ste­no­gra­fia; il  tasto di ritor­no  sosti­tui­to da  una leva. La Oli­ver con la Yost, la Empi­re, la Bar-Lock fu una del­le mac­chi­ne che incon­trò i mag­gio­ri favo­ri in Euro­pa e nel­le colo­nie Bri­tan­ni­che. Nel 1928 la sede del­la fab­bri­ca fu tra­sfe­ri­ta a Lon­dra dove, nel­lo stes­so anno, appar­ve­ro i Model­li Oli­ver n.15 e 16 con il nome di Bri­tish Oli­ver. Prez­zo: £ 23 per il model­lo a 28 tasti, £ 25  per quel­lo a 32. Per ogni mac­chi­na pote­va­no esse­re for­ni­ti set­te car­rel­li di diver­sa lar­ghez­za. In Ger­ma­nia ci sono  mac­chi­ne che por­ta­no il nome di Ston­zen­berg in quanto

per un cer­to perio­do la rap­pre­sen­tan­za del­la Oli­ver fu tenu­ta dal­la dit­ta  Stonzenberg. 

Il Model­lo 5 è noto anche con il  nome di  Fiver. Dal 1931 la Oli­ver non ven­ne più pro­dot­ta. I rap­pre­sen­tan­ti ingle­si e fran­ce­si, uti­liz­zan­do il mar­chio Oli­ver, offri­ro­no come mac­chi­na sosti­tu­ti­va, la tede­sca For­tu­na; più tar­di, in Inghil­ter­ra, la Hal­da-Nor­den ven­ne dif­fu­sa come “Oli­ver four banks”  cioè Oli­ver a quat­tro file.

Stu­pì mol­to la deci­sio­ne di ces­sa­re la fab­bri­ca­zio­ne  del model­lo di cui si era­no ven­du­ti più di 1.250.000 esem­pla­ri già pri­ma che la pro­du­zio­ne venis­se tra­sfe­ri­ta in Inghil­ter­ra e che, a quel­l’e­po­ca, ave­va incon­tra­to mol­to suc­ces­so essen­do sen­za dub­bio una del­le miglio­ri mac­chi­ne a tre file di tasti.

 

Royal Typewriter

La mac­chi­na per scri­ve­re Royal è sta­ta sen­za dub­bio una del­le mac­chi­ne più ven­du­te nel­la storia.

Come la Reming­ton e la Under­wood è sta­ta  un mar­chio lea­der del mer­ca­to mondiale.

La  Royal Typew­ri­ter Com­pa­ny è sta­ta fon­da­ta nel gen­na­io del 1904 in un nego­zio di ven­di­ta di mac­chi­ne a Broo­klyn, New York, da Edward B. Hess e Lewis C. Myers.

Nel mar­zo 1906 è sta­ta ven­du­ta la pri­ma mac­chi­na Royal n.1.

La Royal Stan­dard era diver­sa dal­la con­cor­ren­za, in quan­to ave­va un desi­gn “flat­bed” ossia a base pia­na, quin­di mol­to più bas­sa rispet­to ad una standard.

 

 

 

Non era sicu­ra­men­te una mac­chi­na este­ti­ca­men­te accat­ti­van­te ma ave­va la par­ti­co­la­ri­tà di esse­re mol­to robu­sta tale da ren­der­la una del­le mac­chi­ne più utilizzate.

 

Nel 1911 dopo l’introduzione del  model­lo n.1  è usci­to sul mer­ca­to la Royal n.5 , mol­to simi­le nel­la for­ma e nel­le fun­zio­ni al model­lo pre­ce­den­te. I model­li che segui­ro­no  si dif­fe­ren­zia­va­no per le diver­se lun­ghez­ze dei car­rel­li Nel 1914 il è sta­to intro­dot­to il model­lo n 10 .Que­sto era il model­lo clas­si­co con desi­gn “ver­ti­ca­le” con vetri late­ra­li smus­sa­ti che han­no per­mes­so alla Royal di diven­ta­re uno dei lea­der di mercato.Come  la Under­wood 5 è sta­ta una del­le mac­chi­ne che essen­zial­men­te han­no segna­to la fine del­la sto­ria del­lo svi­lup­po mac­chi­na da scri­ve­re Mac­chi­ne come la Royal 10 con­ti­nua­ro­no ad esse­re costrui­te per mol­ti decen­ni, e le uni­che modi­fi­che sono sta­te di carat­te­re este­ti­co ma non funzionale

 

Il pri­mo model­lo di Royal n.10 ave­va due pan­nel­li di vetro smus­sa­ti su entram­bi i lati del­la mac­chi­na. La ver­sio­ne suc­ces­si­va ave­va inve­ce un solo pan­nel­lo di vetro su entram­bi i lati.  Non è chia­ro in che momen­to esat­ta­men­te que­sto cam­bia­men­to è sta­to attua­to. La Royal n.10 è sta­to com­mer­cia­liz­za­ta come il la più robu­sta e poten­te mac­chi­na da scri­ve­re in cir­co­la­zio­ne. A sco­po pub­bli­ci­ta­rio e per sot­to­li­nea­re la robu­stez­za del­la mac­chi­na la dit­ta orga­niz­za­va dimo­stra­zio­ni nel­le qua­li le mac­chi­ne veni­va­no lan­cia­te den­tro le loro cas­set­te in legno da aero­pla­ni  per evi­den­zia­re il fat­to che avreb­be­ro potu­to resi­ste­re a pesan­ti cadute 

 

La secon­da guer­ra mon­dia­le ha por­ta­to enor­mi cam­bia­men­ti all’interno del­la Royal. Come mol­te altre fab­bri­che anche la Royal ha dovu­to con­ver­ti­re la sua nor­ma­le pro­du­zio­ne di lavo­ro per aiu­ta­re lo sfor­zo bellico.al posto di mac­chi­ne sono sta­te fab­bri­ca­re mitra­glia­tri­ci, fuci­li, pro­iet­ti­li, eli­che, e pez­zi di ricam­bio per moto­ri di aerei. Si sareb­be aspet­ta­to fino  al set­tem­bre 1945per rico­min­cia­re  la pro­du­zio­ne mac­chi­na da scri­ve­re a tem­po pieno.

 

Nel 1947, Royal ha intro­dot­to in misu­ra limi­ta­ta, una ver­sio­ne dora­ta del suo popo­la­re model­lo Qui­te Deluxe.

 

Ian Fle­ming il roman­zie­re bri­tan­ni­co che ha scrit­to i roman­zi di James Bond, ed Erne­st Heming­way han­no usa­to mac­chi­ne per scri­ve­re Royal per i loro capolavori

 

Underwood Special Typewriter

 

Under

Anno di pro­du­zio­ne: 1900

Nazio­ne pro­ve­nien­za: U.S.A.

Inven­to­re: Franz X. Wagner

Pro­dut­to­re: Wag­ner Typew­ri­ter Co

 

Costrui­ta da Franz Xaver Wag­ner, un  tede­sco, al cui nome ven­ne rila­scia­to il bre­vet­to del 27.4.1893 e che fon­dò la Wag­ner Typew­ri­ter Co. che si occu­pò solo di appor­ta­re miglio­rie alla macchina.

Alla costru­zio­ne par­te­ci­pa­ro­no anche F.A. Young che era già noto con Wag­ner dal­l’e­po­ca di Den­smo­re (mori il 2 luglio  1937 a ottan­t’an­ni) e John E. Tho­mas che entrò come socio alla Under­wood nel 1897 per costrui­re suc­ces­si­va­men­te la Stearns. Il dirit­to di costru­zio­ne del­la mac­chi­na di Wag­ner ven­ne ven­du­to a John T. Under­wood figlio del noto fab­bri­can­te di nastri per mac­chi­ne John Under­wood. Il suo inte­res­se per le mac­chi­ne per scri­ve­re fu pro­vo­ca­to da que­sto curio­so inci­den­te: Under­wood sr. inviò un gior­no suo figlio alla Soc.Remington per rice­ve­re l’or­di­ne per le nuo­ve for­ni­tu­re di nastri ma gli ven­ne det­to che i nastri Li avreb­be­ro fab­bri­ca­ti diret­ta­men­te per con­to pro­prio. Al che lui rispo­se pron­ta­men­te: “Bene, allo­ra noi costrui­re­mo le nostre mac­chi­ne per scri­ve­re!”. A quel­l’e­po­ca non imma­gi­na­va cer­ta­men­te che con que­sta sua velo­ce rispo­sta, det­ta­ta soprat­tut­to dal­la rab­bia, sta­va ponen­do la pri­ma pie­tra di una ric­chez­za desti­na­ta a diven­ta­re leg­gen­da­ria.  Nel mar­zo del 1895 fon­dò a New Jork la Under­wood Typew­ri­ter Co. e nel­la Hud­son Street alle­st un pic­co­lo labo­ra­to­rio  per la  pro­du­zio­ne di mac­chi­ne. Le pri­me Under­wood ven­ne­ro pro­dot­te dal­la Lam­bert & Edgar Co. in una pic­co­la offi­ci­na in Cen­ter Street.  I  tito­la­ri  non  imma­gi­na­va­no asso­lu­ta­men­te quel­lo che veni­va loro richie­sto: si era­no impe­gna­ti a costrui­re 1000 mac­chi­ne ad un prez­zo tal­men­te bas­so che suc­ces­si­va­men­te male­dis­se­ro il gior­no in cui ave­va­no sen­ti­to par­la­re per la pri­ma vol­ta di una mac­chi­na a scrit­tu­ra visi­bi­le. Nel 1896 la fab­bri­ca­zio­ne ven­ne spo­sta­ta a Bayon­ne, N.J. e nel 1899 ad Hart­ford, Conn. La  Under­wood fu la pri­ma mac­chi­na per scri­ve­re a mar­tel­let­ti con scrit­tu­ra  visi­bi­le che rag­giun­se un note­vo­le suc­ces­so, non che la visi­bi­li­tà del­lo scrit­to costi­tuis­se la cosa essen­zia­le per­chè‚ già pri­ma del­la Under­wood era­no sta­te costrui­te mac­chi­ne con buo­na visi­bi­li­tà di scrit­tu­ra. La carat­te­ri­sti­ca più impor­tan­te in  que­sta mac­chi­na era l’in­ter­le­va che col­le­gan­do leve por­ta­ca­rat­te­ri e leve dei tasti con­sen­ti­va l’o­scil­la­zio­ne qua­si sen­za fri­zio­ne del mar­tel­let­to ver­so la par­te ante­rio­re  del rul­lo: inven­zio­ne del figlio di  Wagner,Hermann. Riu­sci­re a miglio­ra­re le mac­chi­ne per scri­ve­re ame­ri­ca­ne, già sul mer­ca­to a quel­l’e­po­ca, non fu cer­to pre­sta­zio­ne da poco e per noi tede­schi fu  mol­to impor­tan­te che que­ste miglio­rie fos­se­ro appun­to inven­ta­te da un con­na­zio­na­le. L’in­ter­le­va di Wag­ner e altri dispo­si­ti­vi da lui inven­ta­ti ser­vi­ro­no da model­lo a mol­ti fab­bri­can­ti di mac­chi­ne per scri­ve­re ame­ri­ca­ni e tede­schi che dovet­te­ro per­tan­to paga­re licen­ze alla Under­wood, socie­tà  vera­men­te ante­si­gna­na in que­sto cam­po. Leve simi­li era­no gia note nel cam­po  del­la mec­ca­ni­ca però furo­no usa­te  per la pri­ma vol­ta nel­le mac­chi­ne per scri­ve­re per­l’ap­pun­to da Wag­ner. Le inter­le­ve sono in gra­do di acce­le­ra­re il movi­men­to dei  mar­tel­let­ti e ren­do­no di con­se­guen­za mol­to faci­le la bat­tu­ta dei tasti soprat­tut­to all’i­ni­zio. La gui­da dei mar­tel­let­ti in fes­su­re era gia nota dai tem­pi del­la mac­chi­na di Sho­les e anche la Hart­ford Inter­na­tio­nal e la Wil­liams ave­va­no adot­ta­to simi­li gui­de dei mar­tel­let­ti. Il matel­let­to piat­to veni­va già usa­to nel­la Bar-Lock ma men­tre qui tro­via­mo sin­go­li carat­te­ri con fusto coni­co, nella

Under­wood ven­go­no impie­ga­ti carat­te­ri a fes­su­ra, sal­da­ti, secon­do il tipo del­la Wil­liams. I mar­tel­let­ti, dota­ti di una gola di rin­for­zo, pas­sa­no attra­ver­so le tasche del seg­men­to e sono sospe­si in quel pun­to ad  un filo metal­li­co. Pre­men­do i tasti la leva vie­ne tira­ta nel­la sua par­te  ester­na ver­so il bas­so sol­le­van­do l’al­tra estre­mi­tà, su  cui si tro­va il carat­te­re, pro­vo­can­do altre­sì la bat­tu­ta con­tro  il  rullo.

Per quan­to com­ple­ta sem­bras­se la Under­wood, fin dal pri­mo gior­no del­la sua com­par­sa, pre­sen­ta­va pur sem­pre i difet­ti tipi­ci di ogni siste­ma che deve pas­sa­re dal­la fase spe­ri­men­ta­le  all’u­so pratico.

 

I mar­tel­let­ti del­la Under­wood Mod. 1 e Under­wood Mod. 2 era­no trop­po debo­li, inol­tre vi era tut­ta una serie di altri par­ti­co­la­ri da cor­reg­ge­re cosa che avven­ne con i Model­li Under­wood n.4 e Under­wood n.5 (1900); ora i gui­da­car­ta supe­rio­ri si muo­ve­va­no su un’a­stic­cio­la situa­ta tra­sver­sal­men­te al di sopra del rul­lo e per­ciò si pote­va scri­ve­re anche su car­to­li­ne, buste o for­ma­ti di car­ta mol­to sottili.La leva del­l’in­ter­li­nea ven­ne miglio­ra­ta, il coman­do a col­tel­li sosti­tui­to con uno a ruo­ta men­tre il tasto di ritor­no e il ritor­no auto­ma­ti­co del nastro furo­no suc­ces­si­ve inno­va­zio­ni. Que­sti i vari modelli:

Under­wood Mod. 1  e Under­wood n.2 (1896) che si distin­guo­no per il  nume­ro di tasti: rispet­ti­va­men­te 38 e 42;

Under­wood Mod. 3, e Under­wood n.4 e Under­wood n.5 (1900) dota­ti  di un  car­rel­lo più largo.

Il Mod.5 costa­va per­tan­to $ 102,50 e rima­se  sul mer­ca­to per ben tren­t’an­ni fino alla com­par­sa (1931) del­la Under­wood Mod. 6 con tabu­la­to­re incor­po­ra­to i cui tasti era­no posti al di sopra del­la fila dei nume­ri. Miglio­rie sono sta­te appor­ta­te al mec­ca­ni­smo del nastro, ai fis­sa­mar­gi­ni, alle leve dei tasti,leva di rego­la­zio­ne del­le righe, allo sbloc­ca mar­gi­ne, cur­so­ri, gui­de del car­rel­lo, bobi­ne, reg­gi­car­ta, pie­di­ni in gom­ma, ecc. La strut­to­ra ora è più bas­sa il che miglio­ra note­vol­men­te la visi­bi­li­tà del­lo scritto.

Suc­ces­si­va­men­te il model­lo ven­ne  dota­to di inco­lon­na­to­re e su  richie­sta anche di tabu­la­re deci­ma­le a 6 o 10 tasti. La tastie­ra ven­ne miglio­ra­ta con tasti anti­ri­fles­so leg­ger­men­te inca­va­ti ver­so l’in­ter­no che per­ciò si adat­ta­va­no meglio alla pun­ta del­le dita.

 

Nel­la Under­wood-Spe­zial, un model­lo par­ti­co­la­re di Under­wood, il rumo­re è ridot­to vera­men­te al mini­mo in quan­to tut­te le par­ti impor­tan­ti sono sta­te scher­ma­te con stri­sce di fel­tro. Anche il car­rel­lo scor­re con meno rumo­re e sen­za fri­zio­ne inutile.

 

 

Nel 1935 com­par­ve il  model­lo Master o del­l’An­ni­ver­sa­rio in cui il gio­co dei mar­tel­let­ti era sot­trat­to alla vista di chi scri­ve. La mac­chi­na ora  ha  tasti di bache­li­te neri, anti­ri­fles­so, una bar­ra per l’in­co­lon­na­to­re, al di sopra dei tasti dei nume­ri, per poter usa­re indif­fe­ren­te­men­te la mano destra o la sini­stra, ha un tabu­la­to­re deci­ma­le a 12  tasti, rego­la­zio­ne  di bat­tu­ta  per  i sin­go­li  tasti e  nel loro insie­me. Que­sto model­lo è dota­to di un dispo­si­ti­vo di tra­spor­to det­to rit­mi­co che con­sen­te il tra­spor­to del cestel­lo del­le leve a bas­sis­si­mo rumo­re anche se vie­ne anco­ra­to fis­sa­men­te nel­le due posi­zio­ni che può assu­me­re; di rota­ie dota­te di cusci­net­ti a sfe­ra che con­sen­to­no una per­fet­ta linea­ri­tà anche dopo anni di lavo­ro. La bat­tu­ta di que­sta mac­chi­na è mol­to dol­ce, rit­mi­ca e con­sen­te una velo­ci­tà di scrit­tu­ra anco­ra supe­rio­re. La car­roz­ze­ria è chiu­sa su tut­ti i lati anche posteriormente.

La  Under­wood  por­ta­ti­le (1919) a tre file di tasti è una ridu­zio­ne del­la mac­chi­na stan­dard. Tut­te le par­ti sono sta­te  costrui­te con l’e­stre­ma cura tipi­ca del­la Under­wood in tut­ti i suoi model­li il che garan­ti­sce la robu­stez­za di tut­ta la strut­tu­ra men­tre le par­ti sog­get­te a note­vo­le cari­co pre­sen­ta­no costo­la­tu­re di rin­for­zo. Ingom­bro del­la macchina:cm 30 x 9 x  21; peso: con vali­get­ta kg. 4, sen­za kg 3.

Nel 1926 com­par­ve sul mer­ca­to la Under­wood-pic­co­la a 4 file con tela­io in  metal­lo leg­ge­ro in un  uni­co  pez­zo. Per  poter acce­de­re al suo inter­no è neces­sa­rio allen­ta­re tre viti. Que­sta mac­chi­na è dota­ta di una mano­po­la sul rul­lo, di seg­men­to posto ver­ti­cal­men­te di dispo­si­ti­vo auto­ma­ti­co di inver­sio­ne del nastro di movi­men­to silen­zio­so del car­rel­lo ecc. Prez­zo ori­gi­na­rio RM 265, più tar­di  234 com­pre­sa la valigetta

Nel 1933 ven­ne  costrui­ta anche la  Under­wood por­ta­ble jr al prez­zo di RM 155 che è il model­lo sem­pli­fi­ca­to del­la Under­wood-pic­co­la a 42 tasti. Ha sol­tan­to una mano­po­la del rul­lo, un uni­co mar­gi­na­to­re, nastro mono­co­lo­re la cui inver­sio­ne avvie­ne manual­men­te ed un uni­co tra­spor­ta­to­re. Dal 1937 vie­ne ven­du­ta con le bobi­ne del nastro coperte.

Quan­do lavo­ra la mac­chi­na è anco­ra più silen­zio­sa degli altri model­li e più pro­tet­ta dal­la polvere. 

Esi­sto­no i seguen­ti 5 model­li: Cham­pion $ 64,50, Uni­ver­sal  $ 54,50, Stu­dent $  42,50, la por­ta­ti­le Lea­der a $ 39,50 e la Ace a $ 44,50 ven­ne­ro costrui­te ori­gi­na­ria­men­te ad Hart­ford e

più tar­di a Brid­ge­port. La Under­wood-Sound­proof (1922) è la Under­wood Mod. 5 inse­ri­ta in una  vali­get­ta che attu­ti­sce il rumore