Una gemma ritrovata negli archivi del nostro museo

L’i­ne­di­to car­teg­gio tra Lui­gi Cosen­za e Arri­go Oli­vet­ti del 1960: un epi­so­dio ine­di­to sul­la fab­bri­ca di Poz­zuo­li e i gran­di mae­stri del­l’ar­chi­tet­tu­ra moderna

Que­sto con­tri­bu­to lo  dedi­co ai col­le­ghi ex dipen­den­ti Oli­vet­ti e agli stu­dio­si del­la sto­ria  del Nove­cen­to. L’av­ven­tu­ra indu­stria­le e cul­tu­ra­le idi  Adria­no Oli­vet­ti  riser­va sor­pre­se e di resti­tui­sce epi­so­di  di un pas­sa­to che ha ride­fi­ni­to il rap­por­to tra lavo­ro, archi­tet­tu­ra e comu­ni­tà. Una nuo­va, straor­di­na­ria testi­mo­nian­za tro­va­ta per caso. una foto­co­pia  tra le  rivi­ste COMUNITA’ che con pazien­za leg­ge­vo  e face­vo a vol­te anche rile­ga­re.  Una sod­di­sfa­zio­ne nasco­sta, dopo aver dedi­ca­to qua­si qua­ran­t’an­ni del­la mia  vita lavo­ra­ti­va all’a­zien­da, e fon­da­to e ani­ma­to a Vil­la Vito­ne il Museo Dina­mi­co del­la Tec­no­lo­gia Adria­no Oli­vet­ti. Il  cen­tro stu­di dedi­ca­to al gran­de indu­stria­le di Ivrea. Un docu­men­to ine­di­to, intri­gan­te ed  affa­sci­nan­te: una let­te­ra  invia­ta dal­l’ar­chi­tet­to Lui­gi Cosen­za all’av­vo­ca­to Arri­go Oli­vet­ti il 24 giu­gno 1960. Un  reper­to sto­ri­co di ecce­zio­na­le valo­re, un  ine­di­to che get­ta una luce sui mesi  suc­ces­si­vi alla scom­par­sa di Adria­no Oli­vet­ti, avve­nu­ta nel feb­bra­io del 1960, e sul­le pro­spet­ti­ve di con­ti­nui­tà del lega­me pro­fon­do tra Ivrea e il Mezzogiorno.

Per com­pren­de­re appie­no la por­ta­ta, è neces­sa­rio, per i gio­va­ni che poco o nien­te san­no  di Adria­no Oli­vet­ti,  riav­vol­ge­re il nastro del­la memo­ria e ricor­da­re i decen­ni precedenti. 

Nel secon­do dopo­guer­ra, Adria­no Oli­vet­ti e l’in­ge­gne­re e archi­tet­to napo­le­ta­no Lui­gi Cosen­za die­de­ro vita a uno dei capo­la­vo­ri asso­lu­ti del­l’ar­chi­tet­tu­ra indu­stria­le mon­dia­le: la fab­bri­ca Oli­vet­ti di Poz­zuo­li, inau­gu­ra­ta nel 1955. Un pro­get­to che supe­ra­va  l’in­se­dia­men­to pro­dut­ti­vo, ed era  la mate­ria­liz­za­zio­ne di una visio­ne eti­ca e socia­le. Cosen­za, rigo­ro­so inter­pre­te del razio­na­li­smo ita­lia­no e sen­si­bi­le alle istan­ze meri­dio­na­li­ste, pro­get­tò uno sta­bi­li­men­to in cui le gran­di vetra­te per­met­te­va­no ai lavo­ra­to­ri di gode­re del­la vista del Gol­fo di Poz­zuo­li e del ver­de cir­co­stan­te, inte­gran­do la luce natu­ra­le, il ver­de e gli spa­zi col­let­ti­vi all’in­ter­no del­la produzione. 

Era la tra­du­zio­ne con­cre­ta del­l’i­dea oli­vet­tia­na secon­do cui la fab­bri­ca doves­se esse­re uno spa­zio di bel­lez­za, riscat­to civi­le e benes­se­re col­let­ti­vo. Come ricor­da­va lo stes­so Cosen­za in quel pas­sag­gio del­la let­te­ra del 24 giu­gno 1960, egli avver­ti­va l’ur­gen­za di por­ta­re avan­ti le espe­rien­ze posi­ti­ve fino­ra rea­liz­za­te insie­me. «…Ma ardo dal desi­de­rio di por­ta­re avan­ti le espe­rien­ze posi­ti­ve fino­ra rea­liz­za­te insie­me

La mis­si­va ritro­va­ta si apre con un tono di raf­fi­na­ta umil­tà. Cosen­za defi­ni­sce la sua let­te­ra «indi­scre­ta per­ché ten­de a sosti­tuir­si ai pen­sie­ri altrui», mani­fe­stan­do tut­ta­via la neces­si­tà di ali­men­ta­re il dia­lo­go con la diri­gen­za oli­vet­tia­na a segui­to di voci uffi­cio­se cir­ca la pos­si­bi­le rea­liz­za­zio­ne di un nuo­vo sta­bi­li­men­to o amplia­men­to a Poz­zuo­li. Il docu­men­to è  un pas­sag­gio di lar­go  respi­ro cul­tu­ra­le e internazionale.

Richard Neu­tra

L’ar­chi­tet­to  richia­ma un’in­ten­zio­ne espres­sa tem­po pri­ma dal­lo stes­so Adria­no: far stu­dia­re un gran­de insediamen­to pro­dut­ti­vo ad Ivrea all’ar­chi­tet­to fran­co-sviz­ze­ro Le Cor­bu­sier. Sul­la scor­ta di quel­l’am­bi­zio­ne cosmo­po­li­ta, Cosen­za pro­po­ne di affi­da­re il nuo­vo pro­get­to di Poz­zuo­li o un impor­tan­te amplia­men­to a un altro gigan­te del­l’ar­chi­tet­tu­ra moder­na, l’au­stria­co natu­ra­liz­za­to ame­ri­ca­no Richard Neu­tra, offren­do­si di col­la­bo­ra­re fian­co a fian­co con lui e ricor­dan­do come lo stes­so Neu­tra fos­se rima­sto entu­sia­sta del­le solu­zio­ni adot­ta­te a Poz­zuo­li in occa­sio­ne del­le sue visi­te in Campania.

La chiu­su­ra del­la let­te­ra. è emble­ma­ti­ca,  accan­to alle gran­di visio­ni urba­ni­sti­che e indu­stria­li, l’ar­chi­tet­to  affi­da alla sen­si­bi­li­tà di Arri­go Oli­vet­ti una nota pro­fon­da­men­te uma­na: il  gio­va­ne figlio (Gian­car­lo Cosen­za) lau­rea­to da poco e la spe­ran­za che pos­sa ini­zia­re la pro­pria vita pro­fes­sio­na­le all’in­ter­no del­l’e­spe­rien­za Oli­vet­ti. La subli­ma­zio­ne di  quel con­cet­to di “Comu­ni­tà” che non sepa­ra­va mai l’im­pre­sa dal­la per­so­na, la fab­bri­ca dal­la fami­glia, il desti­no eco­no­mi­co dal pro­gres­so morale.

Con orgo­glio e entu­sia­smo sono riu­sci­to a ritro­va­re uno scrit­to  che dimo­stra come la gran­de ere­di­tà di Adria­no Oli­vet­ti con­ti­nua a vive­re attra­ver­so le car­te, i ricor­di e la pas­sio­ne di chi ha cre­du­to e con­ti­nua a cre­de­re in un mon­do del lavo­ro fon­da­to su cul­tu­ra, bel­lez­za e soli­da­rie­tà. una dimo­stra­zio­ne del gran­de valo­re  che il Museo Oli­vet­ti  con il suo cen­tro stu­dio rie­sce a tramandare.. 

MANERO